martedì 14 aprile 2020

LE INTERVISTE DI OPERAZIONE NOSTALGIA MUSICALE - Intervista a Pino Marino


Quarta intervista ufficiale per il nostro blog di Operazione Nostalgia Musicale. E’ il turno di un cantautore e autore molto apprezzato dalla critica che in carriera si è aggiudicato diversi premi musicali (Musicultura 1995, Miglior cantautore dell’anno 2001 per il MEI, Miglior Autore a Sanremo 2005, Premio Lunezia Elite nel 2006 per citarne alcuni), scrivendo per e con artisti come Niccolò Fabi, Daniele Silvestri, Al Bano, Giorgia e Nicky Nicolai. E’ inoltre tra i fondatori dell’associazione culturale Apollo 11 di Roma da cui è nata l’Orchestra di Piazza Vittorio e del “Collettivo Angelo Mai”, punto di riferimento per la scena cantautorale romana e italiana. Quest’anno si celebreranno i 20 anni dall’uscita del suo primo album “Dispari”. Lui è Pino Marino!




Come ti sei avvicinato al mondo della musica?

Mi fai fare un salto indietro, eh? In assoluto, l’avvicinamento all’ascolto percepito, non mi ricordo più quando è accaduto. Non so dirti esattamente quale è stato l’innesco, probabilmente da piccolo in macchina con mio padre, mentre ascoltava le cassette Super 8, fra cui Ennio Morricone e diversi altri. Daterei invece l’incontro con la musica reale, quello che per me è il fare musica, a un incontro su via Giovanni Lanza a Roma, camminando davanti alle vetrine del negozio di pianoforti “Bontempi” vidi un pianoforte antico, di quelli intarsiati con le teste di leone. Rimasi a guardarlo per una mezz’oretta da quella vetrina e mi misi in testa che i primi soldi guadagnati li avrei concentrati per l’acquisto di quel pianoforte. Sono passati diversi anni da quel momento, ma non ho più trovato quel pianoforte disponibile. Effettivamente la prima cosa che ho fatto poi al primo guadagno è stata tornare in quel posto, conoscere i fratelli Bontempi che nel frattempo sono diventati amici e comprare un pianoforte usato da loro. Con quello ho iniziato a prendere lezioni, a studiare. Prima classico e poi il resto, e poi in seguito a scrivere canzoni. L’incontro con la musica reale per me è fisico, amore fisico con uno strumento. E da lì tutto quello che ho dovuto fare per inseguire la possibilità di acquistarlo. L’incontro musicale per me è fisico, quindi la prima cosa che mi è venuta in mente è l’incontro con quel pianoforte lì. L’incontro con la musica in realtà, quello non fisico, quello emotivo (e quindi legato all’ascolto), per noi non proprio più esattamente adolescenti si perde un po' nel tempo, si confonde, non ci si ricorda più esattamente quale sia stato esattamente l’innesco, il motivo, l’ascolto di quale cosa o la visione di quale cosa che ci abbia mosso. Invece in me rimane molto definito l’incontro fisico, quella cosa lì.


Negli anni ’90 è poi iniziata la tua carriera da cantautore ed autore, carriera poi iniziata nel 1996 e che ti ha portato a firmare due brani che hanno fatto parte della rosa dei Big del Festival di Sanremo, tutti e due entrati tra i primi 10 della classifica finale, che sono “E’ la mia vita” di Al Bano e “Strano il mio destino” di Giorgia.

Beh, considera che l’amore per il pianoforte mi ha portato per diversi anni a lavorare poi con i pianoforti, frequentando anche un laboratorio e diventando anche un restauratore di meccaniche di pianoforti, questo per parlare di fisicità e questo la dice lunga su quanto io intenda fare, più che pensare rispetto anche alle cose che in realtà non sono materiali come la musica, proprio come artigiano. E nel mentre lavoravo con una ditta importante, in realtà usavo il tempo per rimanere sul pianoforte anche la sera, a laboratorio chiuso, a negozio chiuso per scrivere canzoni. Andai da un editore. L’editore mi disse che quello che scrivevo era ancora un po' complicato e ci sarebbe voluto del tempo per trovare un pubblico per quelle canzoni, ma mi propose di diventare autore per qualcuno. Nel frattempo avevo già vinto il Premio Città di Recanati, Musicultura (nel 1995) con un gruppo nato al Folkstudio chiamato Pi.Ste.Da.Pi. con Danila Massimi e Stefano Rossi Crespi. A quel punto accettai questa “proposta al buio” dell’editore, che mi mise a lavorare con Maurizio Fabrizio. Maurizio Fabrizio è il compositore, per dirne una, di “Almeno tu nell’universo” per Mia Martini. Scrivemmo insieme questa canzone per Al Bano. Da lì è partito fondamentalmente il traghettamento a considerare quell’attività un lavoro. E arriviamo al 1996.


E da quel momento è iniziata una carriera costellata di premi per te…

Costellata anche di persone incontrate, diversi gruppi. Gente come Marco Siniscalco, Arnaldo Vacca, tanti musicisti incontrati in quegli anni… Lì ho cominciato a concepire le cose anche per me, tenendo sempre in parallelo l’attività di autore perché è molto interessante percepire cose non destinate a te. Ti fa muovere in un recinto diverso, ti permette di ampliare proprio la visuale. Nel 1997-98 è arrivato poi l’incontro con Pino Pecorelli e Fabrizio Fratepietro, attualmente ancora miei amici e collaboratori del mio primo disco chiamato “Dispari” (ci abbiamo lavorato insieme). Nel 1998-99 invece c’è stato l’incontro con Stefano Senardi, già presidente della PolyGram e varie altre cose, che mi propose un contratto di cinque dischi e da lì iniziammo con Pino Pecorelli e Fabrizio Fratepietro a lavorare a “Dispari” e via via ai dischi successivi.


Come è nata l’ispirazione per quanto riguarda la nascita dei brani dell’album “Dispari”?

Dispari in realtà vive, anzi gode, di una raccolta di canzoni, perché il primo disco è sicuramente il luogo, l’appartamento, il contenitore dove abitano canzoni scritte da un certo momento in poi. Mentre nei dischi successivi le canzoni ovviamente sono quelle che sono state scritte tra un disco e l’altro, il primo disco gode di una sorta di censimento e raccolta tra tutte le canzoni che ho iniziato a scrivere negli anni precedenti quell’occasione. Tra i brani di “Dispari” 3 o 4 saranno stati scritti a ridosso del contratto e nel corso della realizzazione mentre gli altri brani sono 7 o 8 canzoni che ho scelto tra quelle che ho cominciato a scrivere dal 1992 fino al 2000, anno in cui si è realizzato il disco. Quindi il criterio che ci siamo posti insieme a Davide Petrosino che lavorò alla produzione artistica e a Mauro Pagani (violinista di PFM, De André e tanti altri noi tra le altre cose), che collaborò alla produzione artistica facendomi registrare a Milano alle Officine Meccaniche, è stato quello di trovare un filo conduttore tra i brani scritti in quell’anno e gli altri scelti tra i brani scritti negli anni precedenti il disco. Questo perché da quel momento in poi ho sempre tenuto a considerare gli album come dei concept, anche in modo non feroce e non rigorosissimo. Però ho sempre considerato il titolo del disco il seme conduttore di tutta la narrazione, quindi in base a quel titolo che ho scelto sono stati stabiliti i brani scritti negli anni precedenti che avessero un gancio con il filo conduttore di quel titolo. Ed è nata da lì la scaletta che ha composto quel disco.


E’ stato un anno molto importante per te anche il 2005, principalmente per due accadimenti: il ritorno come autore al Festival di Sanremo per Nicky Nicolai e Stefano Di Battista e il passaggio alla casa discografica Radio Fandango di Domenico Procacci per la quale hai pubblicato il disco “Acqua luce e gas”. Parlaci di questa doppia esperienza di quell’anno.

Beh, a “Dispari” del 2000 segue “Non bastano i fiori” del 2003, un disco per me molto importante perché l’esperienza del primo disco è un’esperienza che subisci in qualche modo, perché è un privilegio, è un subire in privilegio, in quanto hai la possibilità di farlo ma non conosci minimamente alcun tipo di passo, alcun tipo di passaggio che quella possibilità comporta, quindi subisci un po' tutte le fasi. Mentre il secondo disco “Non bastano i fiori” del 2003, sempre condotto insieme a Fabrizio Fratepietro e Pino Pecorelli era proprio un passo liberatorio, o meglio: la consapevolezza di conoscere tutti i passi dalla creazione alla produzione, dall’uscita alla promozione, dal tour alle date, ai concerti con cognizione di causa maggiore e quindi con una serenità maggiore. Per rispondere alla domanda, arrivati nel 2005, la casa discografica di Stefano Senardi chiuse e quindi non potemmo insieme ottemperare al contratto di cinque dischi ma in un concerto venne a trovarmi Domenico Procacci, noto produttore cinematografico di Fandango, che nel frattempo si era appassionato al mio percorso, e si propose di essere lui a continuare questa possibilità di produzione. Accettai, strutturò un po' meglio la sua Radio Fandango, Senardi grazie a quest’occasione divenne un collaboratore di Procacci e della sua etichetta e lavorammo a quel disco non più con Pecorelli e Fratepietro ma con Andrea Pesce, già produttore e tastierista dei Tiromancino, un vecchio amico con cui fondammo insieme il Collettivo Angelo Mai. Ci lega un’esperienza molto lunga di amicizia e di collaborazione. Nel 2005 ci fu anche la richiesta di partecipazione a quel Festival di Sanremo, con un brano che poi vinse la categoria Gruppi, io presi questa famosa statuetta, il famoso “leone con la palma” perché quell’anno premiarono anche il “Miglior Autore”.


“Acqua Luce e Gas” entrò anche in nomination l’anno successivo al Premio Tenco per la categoria Miglior disco dell’anno…

Mi ricordo la cinquina: c’eravamo io, De Gregori con “Calypso”, Bersani, i Baustelle e Vinicio Capossela che vinse con “Ovunque proteggi” dominando la cinquina. Tra l’altro, per fare un passo indietro, conobbi Capossela registrando “Dispari” (stavo registrando a Milano nello Studio B delle Officine Meccaniche) e al di là del corridoio dello Studio A c’era Capossela che stava registrando con Pasquale Minieri e stavano registrando “Canzoni a manovella”.


Hai parlato poco fa dell’Angelo Mai. Quale è stata per te l’importanza del Collettivo Angelo Mai nello sviluppo della scena musicale romana dagli anni 2000 in poi.

Ci siamo resi conto negli anni a seguire di quanto sia stata importante quell’esperienza non a livello romano ma a livello italiano. Ho sempre creduto molto per istinto alla natura “collettivo”, cioè alla capacità e alla possibilità di rinunciare, indietreggiare di un metro rispetto a sé stessi, per poter vedere avanzare un’idea allargata. Infatti ancor prima del Collettivo Angelo Mai sono stato tra i primi fondatori dell’Associazione Apollo 11 e creammo con altre otto-nove persone l’Orchestra di Piazza Vittorio.


E mi hai praticamente anticipato perché avevo pronta anche una domanda sull’orchestra di Piazza Vittorio… visto che ci siamo parlaci anche di come è nata l’idea dell’Orchestra di Piazza Vittorio.

Guarda, in ordine cronologico ti parlo prima dell’Orchestra di Piazza Vittorio perché si tratta della prima grande esperienza di progetto di risultato collettivo. Tra i fondatori c’era Mario Tronco (già Avion Travel), Agostino Ferrente, che poi è il regista con cui girammo il film “L’Orchestra di Piazza Vittorio” e incominciammo in quel periodo all’Esquilino a cercare tutti quei musicisti che in realtà potevamo ammirare sotto i portici dell’Esquilino suonando in modo pazzesco diversi strumenti ma tutti musicisti che poi vedevi andare in fuga al primo lampeggiante della Polizia che girava nel quartiere, perché tutti o quasi senza permesso di soggiorno a disposizione. Quindi l’idea dell’organico fu proprio quella di riuscire a reclutarli tutti, selezionando anche il tipo di strumento e poter scritturare loro attraverso un contratto con una cooperativa e attraverso questo contratto di lavoro dar loro la possibilità di ottenere il permesso di soggiorno e lavorare stabilmente nell’orchestra. Da qui nacque la necessità di avere un luogo, perché senza luoghi le idee vanno perse, e quindi era necessario creare una casa per quest’orchestra e ci insediammo all’interno dell’Istituto Galileo Galilei con l’Apollo 11 (struttura che ancora c’è e ancora produce su Roma tante occasioni culturali) e da lì, nel giro di pochi anni, l’Orchestra di Piazza Vittorio ha avuto modo di viaggiare per conto proprio, abbiamo poi costituito la società che la tutelasse, e poi ormai l’Orchestra di Piazza Vittorio è diventata quello che è a sua volta creando orchestre a catena. Da lì nacquero diverse cose, e Pino Pecorelli che oltre a essere il mio contrabbassista fu il primo musicista intorno al quale creammo l’organico dell’Orchestra di Piazza Vittorio, e a sua volta poi negli anni ha fondato e tuttora guida la Piccola Orchestra di Tor Pignattara, che è una sezione giovanile di orchestra etnica, che raccoglie giovanissimi musicisti di ogni nazionalità per lo più residenti nel quadrante Tor Pignattara-Casilino-Prenestino-Pigneto. Poi, anni dopo, con Andrea Pesce fondammo il Collettivo Angelo Mai per istinto, perché nel convitto occupato di Via degli Zingari dove intervenimmo con un mio concerto per dedicare l’attenzione e qualche risorsa economica a un gruppo di persone che senza casa aveva occupato e abitava quell’antico stabile abbandonato e occupato, e da lì in poi abbiamo creato questa struttura, quest’organico di musicisti allargati che lì provava, studiava, componeva e nel giro di due anni abbiamo mosso un numero enorme di persone in città, arrivando anche a un grosso livello di attenzione e siamo riusciti a ottenere molte cose per queste persone, ma non ci siamo resi conto che stavamo ottenendo molte cose per quanto riguarda un nuovo aspetto di comunità musicale in Roma. Poi lasciammo quel posto in via degli Zingari e ci offrirono di spostarci in un altro luogo e Walter Veltroni ci affidò un pezzo di parco alle Terme di Caracalla (nel Parco San Sebastiano) facendo una vera e propria assegnazione, e da lì abbiamo lavorato tre o quattro anni, girando e facendo concerti con il Collettivo Angelo Mai, vendendo il nostro disco autoprodotto e con i soldi realizzati abbiamo cominciato a creare un teatro all’inglese all’interno del Parco San Sebastiano (nell’attuale sede) e dopo tre-quattro anni di lavoro siamo riusciti a insediarci in un nuovo luogo. E lì ci siamo poi resi conto che quel tipo di sonorità, quel tipo di modo di registrare, quel modo interattivo di scrivere, cantare e suonare contemporaneamente tutti, in breve tempo era arrivato all’attenzione di tanti artisti non soltanto romani ma italiani. Fra gli amici più stretti legati a quell’esperienza ci sono Manuel Agnelli e tantissimi altri. Tant’è vero che Rodrigo D’Erasmo, che era il violinista del Collettivo Angelo Mai, divenne poco tempo dopo il violinista degli Afterhours. Stessa cosa per Gabriele Lazzarotti, il nostro bassista che divenne il bassista di Niccolò Fabi e Daniele Silvestri, così come accaduto per Fabio Rondanini, uno dei due batteristi del Collettivo Angelo Mai, entrato a far parte anche dei Calibro 35 e degli Afterhours. Esempi che la dicono lunga su quanto in realtà quel gruppo di lavoro ha prodotto non soltanto un’idea nuova di realizzare, ma ha prodotto anche figure di spicco che hanno avuto modo poi di uscire da Roma e professionalmente collocarsi anche altrove.


Tra l’altro, a proposito di Daniele Silvestri e Niccolò Fabi, negli anni hai avuto modo di collaborare con entrambi. Per Fabi hai firmato uno dei suoi maggiori successi della sua carriera recente che è “Aliante”.

Con Niccolò c’è una grande amicizia, siamo molto diversi nel modo di rapportarci come è giusto che sia, ma in amicizia c’è sempre la possibilità di confronto. Un giorno, lavorando insieme, perché facemmo anche un tour insieme (c’era anche Roberto Angelini) in un periodo in cui il Collettivo Angelo Mai per questioni pratiche doveva star fermo, Niccolò ha pensato di aggregare al suo tour me e Roberto Angelini proprio come spalla integrante al suo concerto, sia come apertura che all’interno del live stesso e questo ci ha dato modo di continuare a parlare del Collettivo Angelo Mai anche andando in tour, e questo è stato un grande aiuto da parte di Niccolò in quel momento, da lì si è stretta non soltanto l’amicizia ma la cognizione del lavoro, e un giorno riflettendo con lui gli proposi questa canzone, anzi no, gli proposi l’idea perché lui tende a partire come firma, come cifra di scrittura a partire sempre da sé stesso come punto di osservazione. Mentre Daniele Silvestri, altro mio amico, è un autore diversissimo e si lancia su soggetti e prospettive diverse non sempre parlando di sé in prima persona ma variando tantissimo il suo punto di vista, Niccolò è uno che coerentemente a questa modalità usa sempre sé stesso come centro, come pallino del racconto. La mia proposta fu, per una volta, di provare a scardinare questo angolo funzionale per lui di partenza e parlare di altro. E “Aliante” (la musica è sua, il testo è mio) non è altro che il racconto della nostra amicizia. Dove lui è l’aliante elegante bianco che svolazza e io, in quel caso in direzione contraria (perché facevamo un viaggio diverso) e io il dirigibile. E questi due elementi aerei abbastanza somiglianti l’uno dall’altro secondo il mio punto di vista di quel momento, l’aliante e il dirigibile, si incontrano ciclicamente nel cielo e incontrandoli in quel momento si rendono conto che in realtà la lontananza in amicizia non è mai distanza e quindi si raccontano quello che avviene sotto di loro guardando il naso della gente che li guarda volare.


Due anni dopo è arrivata la collaborazione con Daniele Silvestri per l’album “S.C.O.T.C.H.”.

Guarda, più che l’album SCOTCH è successa questa cosa. Mentre Daniele scriveva e preparava il live di SCOTCH, Daniele mi disse che gli avevano proposto un concerto di canzone-teatro, o meglio teatro-canzone, in una rassegna a Caserta, nel Teatro della Rocca di Caserta Vecchia, un posto meraviglioso, dove ogni anno facevano questo festival particolare, e gli proposero uno spettacolo di teatro-canzone. Daniele, da amico che aveva appena assistito a un mio spettacolo che si chiamava “Il Concertacolo” in cui c’era molto testo, uno spettacolo teatrale dove in realtà la gente viveva un equivoco temporale, ci trovavamo tutti a vivere una cosa spostata nel tempo, cose già accadute, era un mio gioco sul tempo. Daniele poi vide la parte e mi disse: “Senti, perché non facciamo il tuo spettacolo, prendiamo quest’occasione di Caserta, magari mi inserisco anche io con delle canzoni mie e pensi a una regia che possa coinvolgere anche me e facciamo insieme questa cosa”. Nel giro di un mese ho messo su tutto questo prevedendo anche lui e la sua band e la cosa che è accaduta è che facendolo a Caserta in prima assoluta, i promoter da quel momento hanno cominciato a comprare quello spettacolo e quindi da una situazione che sembrava essere una tantum il tutto si è trasformato in un anno di tournée. Abbiamo organizzato nel corso dell’anno dall’Arcimboldi di Milano al Metropolitan di Catania una grande tournée per tantissimi teatri italiani con quello spettacolo teatrale e musicale che porta il titolo di “E l’inizio arrivò in coda”. Spettacolo estremamente divertente, tre ore di spettacolo folle e molto bello per chi ha avuto modo di vederlo in quell’anno. Abbiamo sempre nel cassetto con Daniele la voglia di riprendere il secondo atto di quello spettacolo con una nuova idea che ho già pronta, e sicuramente arriverà il momento in cui a sorpresa lo mettiamo su e tiriamo fuori il seguito di quella storia. E questo era contemporaneo a SCOTCH, infatti Daniele si trovò a una doppia tournée. In quello stesso anno aveva la tournée nei club per l’album SCOTCH e la tournée teatrale con me “E l’inizio arriva in coda”: un anno molto denso.


Qual è per te l’importanza del rapporto tra te e il teatro.

Vitale. Ti confesso un mio piccolo difetto di percezione nei confronti del cinema: da piccolo mi rifiutavo di vedere i film perché non riuscivo a far pace con questa cosa, con il come il film viene girato, con il prodotto del film ormai finito e proiettato in sala, potesse in realtà rimanere indifferente a quello che succedeva in sala, o meglio, pensavo “ma se in questo momento sparano a uno nella quarta fila o semplicemente scappa uno in seconda fila o crolla il tetto del cinema questo film ma avanti lo stesso, l’attore dice sempre la stessa battuta e tutto va avanti indifferentemente”. Questa mia concezione folle mi ha messo nella condizione di vedere molto meno cinema e molti meno film e cercarmi molto di più le situazioni in cui tutto potesse essere in realtà suggestionato e messo anche in crisi oppure esaltato da questioni più vive. E quindi il teatro mi ha affascinato molto di più. Mi ricordo lo spettacolo con Dario Fo e Franca Rame, “Il papa e la strega” mi sembra di ricordare, in cui vidi quattro repliche di fila perché mi incuriosiva questa dinamica di proporre tutte le sere la stessa cosa che poi in realtà non è mai la stessa, perché cambia umore e clima ogni sera. Durante la terza serata qualche tecnico lasciò una lattina di Coca-Cola su una specie di balconcino finto presente nella scena. A un certo punto appare questa Coca-Cola che evidentemente nella lavorazione, nell’allestimento, nel tirare la scena, nel preparare tutto lo spettacolo, era rimasta lì. La lattina di Coca-Cola improvvisamente diventa per Dario Fo la possibilità di agganciare un’altra cosa, al pubblico di vivere quella nuova cosa, e improvvisamente una semplice lattina di qualche centimetro aveva completamente spostato una scrittura per poi tornare nella scrittura. Questo è per me rimasto il vero principio fondante della condivisione dell’evento mobile, dell’evento vitale, del mio rapporto con il teatro. Poi negli anni sono rinsavito e ho anche incominciato a vedere in ritardo un bel po’ di film perché ho fatto pace con il fatto che ci potesse essere anche qualcosa che in realtà se ne fregasse di noi e andasse avanti comunque liberamente perché già così concepita per sempre.


Questo periodo di quarantena per tutti noi è anche un po' un periodo di pausa e di riflessione per gli artisti. Ma tu non ti sei fermato e hai inventato anche delle nuove rubriche come per esempio l’ “In a Meter Show” che ogni giorno svolgi su Instagram. Parlaci di questa tua idea.

C’è una cosa che mi ha colpito molto, un’altra collaborazione, l’ultima nata in ordine cronologico ma molto fondata, che è una collaborazione con Vinicio Marchioni, attore nato da Romanzo Criminale ma poi in realtà ha studiato molto in teatro. Mi propose di scrivere le musiche per un suo pallino. Lui voleva mettere in scena lo Zio Vanja di Cechov, erano quattro anni che lavorava a quest’idea, me ne ha parlato e ho scritto le musiche originali per questo spettacolo e lavorando proprio all’allestimento (poi in questi anni abbiamo fatto nei tempi recenti una tournée terminata a marzo, abbiamo fatto I Soliti Ignoti, con lui alla regia e io alle musiche originali, e ci siamo fermati per via della pandemia, avevamo fatto sessanta date e le ultime venti sono sfumate per colpa della pandemia) ho scoperto quanto fosse importante per Cechov anche nell’indolenza dei suoi personaggi questa lentezza di questi personaggi che in realtà non pronunciano mai cose fondamentali, ma anzi quanto fosse importante per lui fare più che dire, più che pensare di essere qualcosa, più che tentare di far credere agli altri chi uno è. E questa cosa del “fare” mi è rimasta molto presente. Nel momento in cui il “fare” ci è stato proprio decapitato perché per noi che facciamo della mobilità e dell’incontro sociale il nostro vero lavoro (è vero che noi passiamo le nottate a scrivere e a concepire, ma tutto questo diventa reale e compiuto grazie alla mobilità, al transito e alla socialità, che sia il concerto, che sia lo spettacolo, che sia la riunione, l’intervento, la masterclass, l’incontro con le scuole o con le università), mi è venuto a galla questo concetto di Cechov e ho pensato “bisogna fare, tutto il resto è roba che va e viene”. Bene, che cosa faccio? Siccome il decreto attualmente in vigore prevede la distanza di un metro, la prima mattina dopo il lockdown penso “che cosa posso fare in un metro? Qual è l’ambiente reale che misura un metro?”, sedendomi in bagno la mattina mi sono reso conto che dal mio water alla parete di fronte c’è esattamente un metro. E quindi quello è diventato il palco e lo scenario in cui ogni mattina produco qualcosa di un minuto, perché 59 secondi rientrano nella possibilità di caricare qualcosa su Instagram senza essere interrotti, e tutte le mattine ininterrottamente da quel giorno (e procederemo finché ce ne sarà la necessità) faccio. Il fare comporta questa cosa, comporta apparentemente un dispendio perché non smetti anche di pensare cosa fare, ma il fare ha in sé un germoglio continuo di fare altro. Quindi non è detto che questa cosa non ne diventi un’altra nel momento in cui speriamo presto cesserà questa costrizione.


Progetti futuri?

Il primo in ordine assoluto è il nuovo disco, la pubblicazione del nuovo disco a 20 anni dall’uscita della prima pubblicazione, quindi quest’anno ho pronto un disco di cui è stata rallentata la realizzazione perché quando è partito il lavoro che ci hanno commissariato da Napoli per la realizzazione, per la prima realizzazione mondiale perché nessuno l’aveva mai fatto prima in teatro (I soliti ignoti) e quando Vinicio ha iniziato a lavorare alla regia e io alle musiche abbiamo iniziato a impiegare due-tre mesi di lavoro alla tournée che in origine come detto prima comprendeva ottanta date e ne abbiamo fatte sessanta fino al blocco dei primi di marzo, e quindi abbiamo rallentato un po'. Come ci siamo fermati per questa cosa, mi sono riprecipitato in studio con Fabrizio Fratepietro a scrivere i brani mancanti per la realizzazione del nuovo disco. Ora siamo in difficoltà anche in questo senso perché ci siamo dovuti fermare anche con lui a causa dello studio chiuso e varie altre cose. E quindi i progetti futuri sono: uscire con un singolo, mi auguro per maggio di farcela, un singolo per me importante con un videoclip per me importante con un regista che stimo molto, siamo pronti per farlo a maggio e nel periodo estivo fra maggio e giugno chiudere definitivamente le parti mancanti e mixate al disco ed essere pronti per uscire mi auguro per settembre-ottobre. Questo è il progetto principale, poi come già detto, ho sempre tantissime cose parallele, ma vorrei concentrarmi su questo progetto anche per rispettare il ventennale, che vorrei omaggiare in questo modo perché non è detto che sia proprio dovuto riuscire a fare vent’anni di carriera.

venerdì 3 aprile 2020

LE INTERVISTE DI OPERAZIONE NOSTALGIA MUSICALE - Intervista a Marco Rinalduzzi


Il nuovo ciclo di interviste sul nostro blog ufficiale di Operazione Nostalgia Musicale continua con un altro pezzo grosso della nostra musica. Tanti i ruoli da lui svolti nella sua lunga carriera nel settore musicale italiano: chitarrista, autore, produttore, direttore artistico di tour, scopritore di talenti… Ha collaborato in carriera con artisti di grosso calibro italiani e internazionali (da Zucchero a Sting, da Venditti a Bocelli, da Morandi ad Amii Stewart…) ed è stato lo scopritore di talenti come Alex Baroni e Giorgia, per i quali ha fatto anche da produttore e insieme ai quali ha scritto brani entrati nell’immaginario collettivo come Cambiare ed E poi. Lui è Marco Rinalduzzi!




Come ti sei avvicinato al mondo della musica e come ti sei avvicinato alla chitarra?

Guarda, in realtà non me lo ricordo nemmeno più… Avevo nove anni, avevo visto per caso una chitarra, mia madre suonava la fisarmonica e da lì è nato tutto. Andavo a lezione da un mio amico e da quel momento ho cominciato a studiare e seguire tutto il percorso che si fa e che bisognerebbe fare nella musica.


E’ giustissimo perché la musica è anche studio ed è soprattutto studio.

Diciamo che è soprattutto studio. Diciamo che oggi, in un momento storico come questo, si reagisce al contrario ma la musica nasce come un’arte da rispettare, da amare e quindi da studiare.


Tornando al discorso fatto prima su come ti sei avvicinato alla chitarra, dal momento che ci hai raccontato hai iniziato una grande carriera come chitarrista collaborando anche con nomi importanti, nomi internazionali come per esempio Sting.

Beh, sì, indirettamente, perché ho suonato con lui sul palco del Pavarotti International in quanto suonavo con Zucchero, e lui fu ospite nell’esibizione di Zucchero. Facemmo due pezzi insieme ed è stata un’esperienza fantastica perché si tratta di grandi musicisti e persone speciali.


Tra l’altro, hai avuto anche una grande carriera come produttore e come scopritore di talenti, perché so che hai scoperto talenti come Alex Baroni, come Giorgia…

A un certo punto della carriera la chitarra è diventata un mezzo che ancora uso e che amo, però io ho una visione della musica molto più totale e quindi mi sono avvicinato al mondo dell’arrangiamento, della produzione, della scrittura per orchestra e della collaborazione con talenti. Ne ho scoperti tanti, non solo loro due, e ho collaborato con mezzo mondo italiano. Se vuoi ti faccio un piccolo elenco… Baglioni, Bocelli, Venditti, Morandi, Il Volo, Patty Pravo, Luca Barbarossa, Riccardo Cocciante, per citarne alcuni.


A quale tra gli artisti italiani con cui hai collaborato ti senti maggiormente legato, o meglio, rappresenta la collaborazione che per te ha significato di più?

Due in particolare. Uno è Alex Baroni che è stato anche un mio grandissimo amico e per cui ho prodotto insieme a Massimo Calabrese tre dischi, portando avanti cinque tournée e tutti i brani che ha cantato sono composti da me e da Massimo. Quindi sono legato a lui da un affetto particolare, dal suo ricordo e dalla nostra grande stima reciproca. Un altro artista con cui ho legato moltissimo e che non riesco a togliermi dal cuore è Mike Francis, anche lui venuto a mancare, con cui ho fatto tournée in tutto il mondo, una marea di dischi… Sono due artisti che per me hanno significato moltissimo soprattutto a livello umano, perché il fattore umano è quello a cui tengo di più.


Oltre all’attività di produttore e di autore porti avanti anche l’attività di direttore artistico per i tour, tu prima mi hai citato Baglioni, Morandi e Il Volo per i quali hai fatto da direttore musicale per i tour “Capitani Coraggiosi” e “Il Volo Tour 2012”. Parlaci del successo di tali tour.

Il Volo Tour 2012 è stato un’esperienza fantastica e molto importante perché abbiamo girato tutto il mondo, dal Sudamerica agli Stati Uniti e il Canada, con un gruppo tutto italiano di cui avevo la direzione artistica e degli arrangiamenti. Ho fatto poi da direttore musicale per i tour di Giorgia, di Alex Baroni, di Teresa De Sio, e poi ho avuto la fortuna di fare due tournée grandi con Claudio Baglioni oltre al bellissimo tour “Capitani Coraggiosi” con lo stesso Claudio e Morandi. Anche quel tour ha rappresentato una bellissima esperienza. Eravamo più di venti sul palco con cinque fiati, cinque coristi, cinque archi, due chitarre, tre tastieristi, due batterie. Insomma: un’esperienza molto impegnativa ma molto bella, devo dire.


Tra le varie canzoni che tu hai scritto, ce ne sono due che spiccano su tutte per popolarità, che sono “E poi” di Giorgia e “Cambiare” di Alex Baroni. Come è nata l’ispirazione per quanto riguarda questi due pezzi?

Con il fatto dell’ispirazione ci vado sempre molto piano. Le ispirazioni nascono con il lavoro, con il grande lavoro. Mettersi seduti, studiare, cambiare, rifare, capire… Se per ispirazione si intende quella secondo cui ti siedi al pianoforte ed esce fuori la canzone, ci credo fino a un certo punto. Ci vuole anche quella, ma ci vuole soprattutto cultura musicale, un po' di studio, un po' di applicazione, avere pazienza, e quelle due canzoni sono nate esattamente così. “E poi” è nata da un testo che ha scritto Giorgia e io e Massimo Calabrese abbiamo inserito la musica su quel testo (bellissimo, tra l’altro) che Giorgia aveva scritto. Invece per “Cambiare” è successo il contrario: è nata prima la musica e poi Alex Baroni ha adattato alla melodia il testo.


Recentemente hai pubblicato un tuo album personale, intitolato “1+90”. Parlaci di come è nata l’idea di questo album.

Quello è un punto focale della mia vita, sia musicale sia della mia vita in generale. Perché è nato in un momento in cui volevo un po' tirare le somme. Infatti è un disco doppio. Si chiama “1+90” perché ci sono io insieme a novanta ospiti. E hanno partecipato ospiti di tutti i tipi. Ad esempio, nella parte cantata c’è Antonello Venditti, c’è Amii Stewart, c’è Alex Baroni, c’è Mike Francis, ci sono molti cantanti dell’area romana poco conosciuti ma bravissimi, forse più bravi di nomi più conosciuti… Dal punto di vista musicale ci sono praticamente tutti i musicisti italiani più importanti degli ultimi anni e tutte le ritmiche più belle che la musica italiana ha avuto, come Tullio De Piscopo, Danilo Rea, Rita Marcotulli, Roberto Gatto, Stefano Di Battista, Lele Melotti, Agostino Marangolo, Fabio Pignatelli… Diciamo che c’è molta sostanza, che c’è tanta tanta musica.


Stai portando anche avanti un progetto dal vivo, se non sbaglio il “Marco Rinalduzzi Trio”, vero?

No, guarda, attualmente ha un nome diverso, si chiama “Marco Rinalduzzi & Friends” ed è una “formazione aperta”. L’ho chiamata così (formazione aperta) perché siccome a me piace suonare con tanta gente ogni anno la rinnovo, la cambio… Ho un gruppo base che nasce qui a Roma, con due cantanti bravissimi, però è un progetto in continua evoluzione, può sempre cambiare. Così come è accaduto in 1+90, ha prevalso la mia attitudine a fare esperienza con tanta gente e tanti musicisti. E questo è un progetto che mi ha dato tanta soddisfazione, perché è un progetto che portiamo avanti in tutta Italia, locali, localetti, festival… Se mi dai l’occasione, vorrei parlare anche di un altro nuovo progetto che porto avanti da due anni…


Vai, parlacene.

…Un progetto di cui sono molto orgoglioso. Si chiama Accademia Spettacolo Italia, ed è un’accademia dedicata a cantanti, interpreti e autori, di cui facciamo parte io, Massimo Calabrese, Gianni Marsili, Lorenzo Mainardi e Marco Lecci. Un’Accademia che sta avendo molto successo. Quest’anno abbiamo avuto più di sessanta allievi, con una frequentazione mensile di tre giorni, e ci sta dando tanta tanta soddisfazione. E abbiamo trovato un serbatoio di grandi talenti in quest’Accademia, quindi c’è una doppia funzione. Molto bello.


Quale consiglio ti sentiresti di dare a un giovane artista che magari si vuole avvicinare al mondo della musica e, chissà, anche proprio all’Accademia Spettacolo Italia.

Quella di non scegliere la via più breve. Le vie più belle sono quelle più lunghe, quelle che costano sacrifici, sudore e studio. Non c’è bisogno di cercare il successo che si crede arrivi dopo un attimo (che poi non è vero che il successo arriva dopo un attimo, mai)… Può arrivare quello che conta poco, quello che sparisce dopo tre mesi. Ma per me il successo vuol dire avere soddisfazione nella vita, vuol dire essere appagati e vivere di musica, e vivere di musica non vuol dire sempre avere un grande successo, vuol dire vivere di musica. Vivere facendo tanta musica. Io credo molto in questo, più che al successino effimero.


Cosa pensi del momento attuale che l’Italia sta vivendo?

E cosa bisogna pensare… Siamo tutti in galera, però io sono uno che cerca sempre di prendere la parte buona di tutto. In questo caso non ne vedo, però l’unica cosa che posso dire è che è un momento che ci farà riflettere tutti molto bene e nella maniera giusta per capire dove stavamo sbagliando, perché comunque qualcosa in questi anni è stato sbagliato. E’ stato sbagliato l’approccio alla vita, il correre continuamente. Stamattina sono andato a fare la spesa e mi sono reso conto che c’è un’aria pulita come non c’è stata mai. Quindi dovremmo tutti riflettere, correre di meno e pensare di più alla sostanza della vita e non solo alle cose troppo facili che arrivano. Ed è molto meglio stare un po' più rilassati, seduti e partecipare a ciò che ci circonda in maniera pacata, piuttosto che in maniera esagerata, forsennata, come spesso facciamo nella vita.


Progetti futuri?

Mi sto dedicando molto all’Accademia, ho due nuovi talenti che sto seguendo profondamente. E inoltre, essendo la mia attività, quella che mi fa veramente vivere, faccio arrangiamenti per tutti, anche per i ragazzi. Chi vuole mi può contattare, io faccio arrangiamenti e realizzazioni per tutti. Ho uno studio di registrazione bellissimo, dove sono abbastanza autonomo, vivo in campagna, quindi lavoro in molta tranquillità e sto molto bene.

martedì 24 marzo 2020

LE INTERVISTE DI OPERAZIONE NOSTALGIA MUSICALE - Intervista a Roberto Cardelli


Dopo aver intervistato i Jalisse la scorsa settimana, è giunto il momento della seconda intervista per il nostro blog di Operazione Nostalgia Musicale. Ha iniziato la sua carriera nel mondo del calcio, giocando nelle giovanili della Lodigiani (tra i suoi compagni di squadra c’era Francesco Totti) e per alcuni mesi in quelle del Milan, dividendosi tra sport e musica, per poi lasciare il calcio a soli 17 anni dedicandosi completamente all’attività musicale, come tastierista, autore e produttore. Alcuni degli artisti con cui ha collaborato in carriera? Fabrizio Moro, Ermal Meta, Patty Pravo, Franco Califano, Emma, Alessandra Amoroso, Fiorella Mannoia, Francesco Sarcina, Noemi, Lorenzo Fragola, Chiara Galiazzo. In alcuni casi contribuendo anche a grandi successi. Vanta due vittorie al Festival di Sanremo, una nei Big (produttore per “Non mi avete fatto niente” di Ermal Meta e Fabrizio Moro) e una nelle Nuove Proposte (“Il linguaggio della resa” di Tony Maiello), e un secondo posto nelle Nuove Proposte nel 2008 come tastierista de La Scelta, oltre a tanti altri ottimi risultati. Lui è Roberto Cardelli!




Innanzitutto, come ti sei avvicinato al mondo della musica?

Parto col dire che io inizialmente facevo il calciatore. Ho giocato molti anni a calcio a livello professionistico nella Lodigiani, squadra romana molto famosa all’epoca, sono stato compagno di squadra per svariato tempo di Totti quando eravamo piccoli. Nel frattempo mi ero appassionato anche alla musica grazie a mia madre, che nel 1988 acquistò il primo CD di Tracy Chapman che mi fece avvicinare alla musica. Oltre a Tracy Chapman ascoltavamo anche gruppi come gli Europe, i Bon Jovi. Proprio “The Final Countdown” degli Europe fu il brano che fece definitivamente scoccare la scintilla tra me e la musica. Mi incuriosii nel sentire di che strumento si trattasse, non sapevo cosa fosse: abitavo vicino lo storico negozio “Cherubini”, mi presentai al negozio con il CD chiedendo che strumento fosse e mi venne risposto “un sintetizzatore”. E da lì decisi di iniziare a suonare le tastiere. Probabilmente se al posto del sintetizzatore nel brano che più di tutti mi ha fatto innamorare della musica ci fosse stata una chitarra, avrei iniziato a suonare la chitarra! E da lì mi sono appassionato anche ai Pink Floyd e a tanti grandi nomi della musica internazionale, per poi iniziare successivamente ad apprezzare la musica italiana dopo tantissimi anni di musica internazionale. La fascia di età della mia generazione era composta, per quel che riguarda noi musicisti, da ragazzi che a fine anno facevano il concerto di scuola e si facevano le canzoni serie, non quelle che si sentono adesso. Suonavamo i Van Halen, i Guns’n’Roses, gli U2, adesso si suonano canzoncine.


Guarda, in realtà non è sempre così, perché ci sono tante band di adolescenti che suonano molti di questi classici rock internazionali…

Sì, ce ne sono, ma non come nella nostra generazione. Noi andavamo a scoprire la musica di una volta. Oggi se parli ad esempio di un Battisti, molti ad esempio non sanno chi è, mentre noi già conoscevamo nomi come lo stesso Battisti, Dalla, i Beatles, i Rolling Stones, mentre oggi molti ragazzi non conoscono niente di tutto questo. E ti parlo circa del 90% almeno (quando negli anni ’80 i ragazzi che non conoscevano la musica del passato erano il 2%), sto in questo mondo, quindi conosco i ragazzi… I ragazzi conoscono la trap, questa roba qui…


Devo dirti per esperienza personale che come ho già detto non è sempre così: io con Operazione Nostalgia Musicale tengo degli incontri nelle scuole superiori di tutta Italia per il progetto “Operazione Nostalgia Musicale School Tour” in cui mostriamo videoclip di grandi successi del passato di tutti i generi, e alla fine tornano sempre a casa ultracontenti riascoltandosi i pezzi che propongo.

Sì, ma io ti sto parlando di una mia opinione basata su quello che vedo dal punto di vista del mercato e dei numeri di mercato, che dicono che i ragazzi ascoltano ben altro e sappiamo quello che ascoltano. Probabilmente quando io ero giovane nomi come gli Europe, gli U2 e i Bon Jovi erano considerati mondezza dalle generazioni passate, oggi per me quello che molti giovani ascoltano è mondezza. Per dire, quando io ero giovane c’era gente che proponeva dal vivo “Nothing Else Matters” dei Metallica, noi ridevamo un po' e dicevamo “ancora Nothing Else Matters? La fanno tutti!” ma parliamo di un’opera d’arte. Oggi si considera opera d’arte roba spicciola, perché di quello si parla. Pensa che su YouTube ci sono dei video che fanno vedere ragazzi di una tristezza unica. Sia bello che triste. Ci sono dei ragazzi di 24 anni circa che ascoltano per la prima volta “Another brick in the wall” a 24 anni. E rimangono stupiti. E’ una vergogna, una cosa vergognosa. Pensa ai bambini di 9 anni di oggi: io sono cresciuto con dischi come “The Wall”. Quando avevo 4 anni mia madre aveva i vinili, oltre che dei Pink Floyd, di Bob Marley, dei Beatles, adesso non oso immaginare cosa ascoltano adesso i bambini di 10 anni… Per uno come me che ha studiato cose stupende, che hanno fatto la storia della musica, dagli anni ’60 fino ad oggi. Adesso ho smesso perché quello che c’è adesso è inutile studiarlo! Poi ci sono anche molti ragazzi, molti miei allievi che studiano con me pianoforte, che studiano con piacere anche musica anni ’70, ’80, ’90. Quel che penso è che molti ragazzi dovrebbero studiare, ascoltare tutta la grande musica che c’è stata prima di loro, perché la musica è cultura è arte, mentre oggi la musica è consumismo, quindi si tende ad ascoltare tutto quello che ci mandano.


Tornando al tuo passato calcistico, tu hai giocato anche nelle giovanili del Milan se non sbaglio…

Assolutamente sì, ho giocato otto mesi al Milan, poi ho avuto un incidente col motorino e sono dovuto tornare a Roma. Militando prima nel Cerveteri e successivamente tornando alla Lodigiani. Ho poi lasciato il calcio a soli 17 anni dedicandomi completamente alla musica, studiando e diplomandomi all’Università della Musica di Roma. Ho poi iniziato a fare il turnista, collaborando con artisti come Patty Pravo e Franco Califano, e da lì ho iniziato la carriera di musicista all’età di 21 anni.


Parlaci dell’esperienza di aver collaborato in età così giovane con artisti come Califano e la Pravo.

L’esperienza più bella è stata quella con Califano. Maestro dal punto di vista musicale, umano e umoristico e anche dal punto di vista della sua romanità. E’ stato fantastico: i ricordi che mi rimangono di Franco sono ricordi che mi fanno ammazzare dalle risate, ci siamo divertiti tantissimo. Ovviamente adesso non ce la farei a reggere un tour del genere. 80 date sparse in giro per l’Italia. Da un giorno all’altro Reggio Calabria-Torino, Torino-Brescia, Brescia-Santa Maria di Leuca… Da morire. Ma Franco con la sua verve non ci faceva pesare i viaggi. Era una persona molto rude e dura, non una persona morbida, ma quando faceva una battuta ti faceva ammazzare dalle risate. Ne faceva in continuazione, anche su di me… Il primo anno mi chiamava “Andrea” perché era il nome del suo ex tastierista. E ogni sera mi diceva: “Scusa Robè, ti chiamo Andrea perché ormai…” e io gli rispondevo “Va bene Frà, non c’è problema”. Ce ne sarebbero tanti altri di aneddoti da raccontare su Califano.


II calcio è una tematica molto gettonata nel mondo della musica. Parlaci della tua idea del rapporto tra musica e calcio.

Tra la musica e il calcio, io ho personalmente scelto la musica. Il calcio era una passione che avevo sin da piccolo perché qui in Italia si nasce col calcio. Quindi è anche un po' un fatto culturale nostro. Sono un grande appassionato di calcio e tifoso della Roma e vedere molti miei ex compagni di squadra arrivare in Serie A, come Roberto Stellone, Fabio Liverani, Francesco Totti, mi ha fatto un certo effetto. Soprattutto vedere Francesco arrivare a quel livello per me è stato un grande orgoglio. Io non ho mai invidiato nessuno dei miei compagni arrivati in Serie A, anche se io non ce l’ho fatta sia per motivi infortunistici (perché quando ti rompi una gamba a 16 anni ti sei praticamente giocato la carriera, adesso guariscono in 4 mesi, all’epoca ci mettevi cinque anni) sia perché alla fine ce l’ho fatta nel mondo della musica, creandomi uno spazio importante con tanti sacrifici e con tanta fortuna, perché ci vuole anche tanta fortuna a conoscere le persone al momento giusto.


E’ c’è una collaborazione che in questi anni ti ha portato tanta fortuna: quella con Fabrizio Moro.

Tutto è iniziato nel 2006, nel periodo in cui io facevo parte di una cover band di Vasco Rossi. Il nostro chitarrista suonava con Fabrizio Moro, ai tempi ancora non conosciuto. Sono andato a casa di Fabrizio Moro che all’epoca abitava vicino a me e ancora oggi abita vicino a me. Ci siamo conosciuti là e abbiamo parlato tutt’altro che di musica, ma di ipocondria: siamo ipocondriaci entrambi.


E la parola ipocondria è presente tra l’altro in uno dei maggiori successi di Fabrizio che hai scritto, che è “Portami via”…

Esatto, brano che abbiamo scritto insieme, dove io ho messo la musica e lui le parole (diciamo che nel nostro sodalizio lui è la penna e io il foglio di carta bianco), e quella è la parola che lega me e Fabrizio e insieme a noi anche il nostro amico Ultimo, siamo tutti e tre ipocondriaci!


Ci ritroviamo a parlare di ipocondria proprio nel giorno (l’intervista è stata registrata ieri) del compleanno di Franco Battiato che parla proprio di ipocondria in uno dei suoi più grandi successi, “La cura”.

Esattamente. In molti hanno “criticato” Portami via per via di quella parola, quindi la hanno definita molto simile a “La Cura” di Battiato, ma non si può assoggettare una singola parola a una singola canzone. Questo perché il brano non c’entra niente con “La Cura”: Fabrizio ha utilizzato questo termine nel testo perché lo rappresenta e rappresenta anche me. Tornando al rapporto con Fabrizio, insieme abbiamo scritto più di una ventina di brani, compreso quasi tutto l’ultimo album “Figli di nessuno”. Io mi dedico alla parte musicale dei brani perché nasco come produttore e musicista, sui testi dò qualche consiglio, ma li lascio fare agli autori, ai cantautori con cui lavoro, perché a sistemare il testo definitivamente ci pensano loro. Se vogliamo fare un esempio, io sono il Gaetano Curreri della situazione mentre il Vasco Rossi di turno scrive il testo!


Vasco che tra l’altro è uno dei tuoi modelli musicali italiani.

Sì, diciamo che lui, Venditti e Baglioni sono i miei artisti italiani preferiti, anche se ho apprezzato per tantissimo tempo anche Mango. Sembra strano ma ho apprezzato moltissimo anche lui. E’ stato uno dei primi a fare musica etnica all’avanguardia in Italia già nella seconda metà degli anni ’80, poi nei primi ’90 con l’album Sirtaki o con brani come “Mediterraneo” che sono passati alla storia. Mango è molto sottovalutato e non capito.


Tornando a Portami via, diciamo che il Festival di Sanremo 2017 è stato un po' il “tuo” Sanremo, un Sanremo da protagonista.

In realtà ho già fatto un Sanremo da protagonista, con la mia ex band, La Scelta, nel 2008. Ai tempi lavoravo con Fabrizio Moro e mi sono ritrovato con Fabrizio nei big e con la mia band nei Giovani. Nei big con una canzone chiamata “Eppure mi hai cambiato la vita” dove io ho suonato il pianoforte, nei giovani con il brano “Il nostro tempo”. Mentre registravamo con Fabrizio in attesa del Festival ci arrivò una chiamata e mi venne comunicato che avrei partecipato al Festival nelle Nuove Proposte. E’ stato stranissimo: lavorando insieme abbiamo fatto il Festival insieme anche se in categorie diverse. Centrando il podio in entrambi i casi: terzo con Fabrizio nei Big e secondo con La Scelta nei Giovani. E due anni dopo mi piazzai al primo posto nei Giovani con “Il linguaggio della resa” scritta da me insieme a Tony Maiello che l’ha anche interpretata e Fabrizio Ferraguzzo, attuale direttore artistico di X-Factor e con un ruolo importante alla Sony. Ma il Festival di “Portami via” è stato il più bello: io avevo due artisti, che erano Fabrizio Moro con un brano scritto insieme, ed Ermal Meta con cui ho prodotto l’album uscito quell’anno, Vietato morire. Tutti e due i brani si sono rivelati insieme ad “Occidentali’s Karma” tra i più popolari di quell’edizione. Poi c’era Giulia Luzi a cui ho prodotto l’album, ma il brano con cui ha partecipato a quel Festival in coppia con Raige (“Togliamoci la voglia”) era prodotto da Luca Chiaravalli. Su “Vietato morire” (la canzone) posso dire che Ermal la produsse completamente da solo, e stavamo aspettando il disco. Avevamo aspettative normali, e invece l’album volò in classifica a livello di vendite. Dopo i buoni riscontri dell’anno prima con “Odio le favole” e “A parte te”, con Vietato morire Ermal si è consacrato. E l’anno dopo, con il brano prodotto da me con Ermal e Fabrizio (“Non mi avete fatto niente”) abbiamo vinto ed è stato raggiunto l’apice. Ermal Meta e Fabrizio Moro personalmente non si conoscevano, e io li ho fatti praticamente conoscere, lavorando con entrambi. E il resto è storia. Lavorando con due artisti come Ermal e Fabrizio che sono così lontani ma così vicini allo stesso tempo, anche se in maniera diversa, perché sono due artisti totalmente diversi. Ed è bellissimo perché posso lavorare in modo diverso con tutti e due in base ai loro stili. Quindi mi occupo di parti musicali totalmente differenti tra loro per ciò che riguarda loro due.


Come è nata invece la collaborazione con Ermal Meta?

Lo conobbi durante la produzione dell’album di Chiara Galiazzo “Un giorno di sole”. Ermal si presentò in studio di registrazione e ci conoscemmo là. Tra una cosa e l’altra ci siamo rivisti un anno e mezzo dopo a casa sua, in estate, e abbiamo scritto tre brani, ossia “Una strada infinita” poi interpretato da Elodie, un brano divenuto qualche anno dopo un duetto tra Ermal e J-Ax (Un’altra volta da rischiare), e un brano poi finito nell’album del 2018 di Ermal “Non abbiamo armi” intitolato “Quello che ci resta”. Dopo questa settimana trascorsa a Milano non ci siamo più sentiti, finché non mi chiamò lui dicendomi “Roberto, mi dai una mano a fare il disco? Devo andare a Sanremo”. Io gli risposi: “Guarda, Ermal, mandami le canzoni e fammi sentire quello che hai, un conto è avere il brano di Sanremo, un altro è avere un progetto, mandami i provini e tutto quello che hai”. Ad essere sincero, io volevo e voglio molto bene ad Ermal trovandomi bene con lui, però volevo sentire tutto il repertorio del disco e non solo un singolo brano, perché sappiamo che un disco è importantissimo, non basta una sola canzone a Sanremo, devi avere un progetto dietro. Altrimenti solo con una canzone non ci fai nulla ed è fine a sé stessa. Mi mandò “Ragazza Paradiso” e “Piccola Anima”, io gli dissi “Ermal, domani vengo a Milano…” perché mi inviò due bombe nucleari e gli ho risposto “queste sono canzoni fortissime” e andai subito a Milano per produrre l’album “Vietato morire”. Oltre alla title-track, anche le due canzoni citate hanno avuto successo: Ragazza Paradiso è andata bene, Piccola anima non ne parliamo. Tra i singoli estratti c’è stato anche Voodoo Love, che io ed Ermal abbiamo scritto insieme (e successivamente è stato pubblicato anche un duetto con i Jarabedepalo), che però ha riscosso meno successo perché è un pezzo più particolare, più etnico, un brano che gli addetti ai lavori hanno apprezzato molto, un brano molto diverso da quello che era il tono dell’album. Sono quei brani che fanno bene nell’economia di un disco, e io sono stato molto contento che sia stato scelto come singolo. Ne valeva la pena: l’escalation è stata buona, perché i quattro singoli hanno tutti riscosso ottimi risultati.


Progetti futuri a livello musicale?

Abbiamo già iniziato il nuovo album di Ermal Meta, ma abbiamo interrotto perché con questo problema del Coronavirus io sono tornato a Roma e aspettiamo di ricominciare al più presto possibile non appena questo momento agghiacciante finisce.


C’è già qualche singolo pronto per l’uscita?

Eravamo andati avanti molto bene, stavamo andando avanti molto bene ma ci siamo interrotti perché è arrivata questa tempesta all’improvviso. Ci sono molti brani già pronti e già provinati ma per il Coronavirus ci siamo fermati e abbiamo deciso di interrompere i lavori.


Cosa pensi di questa situazione che si è creata per il Coronavirus?

La cosa più importante è che questa cosa passi soprattutto per la vita umana, che è la cosa più preziosa che c’è a prescindere dall’economia che è molto difficile da far ripartire, ma la cosa più importante è che la gente stia a casa e che salvaguardi sé stessa e soprattutto i propri cari. La cosa più importante è la vita umana e soprattutto la Natura: Madre Natura si sta ribellando e questo è un segnale. Vediamola così: i Poli si stanno sciogliendo, il Mondo si sta ribellando, Madre Natura si sta ribellando. Noi non siamo i padroni del mondo, il mondo è la nostra casa ma non ne siamo i padroni, noi siamo gli ospiti e pensiamo di esserne i padroni quando non lo siamo, e Madre Natura ce lo sta facendo capire.


venerdì 20 marzo 2020

LE INTERVISTE DI OPERAZIONE NOSTALGIA MUSICALE - Intervista ai Jalisse


Abbiamo pubblicato tante recensioni. Tanti articoli speciali. Tanti report. Tanti editoriali. Ma mai avevamo pubblicato un’intervista sul blog di Operazione Nostalgia Musicale: le interviste ce le siamo sempre conservate per la trasmissione radio. Ma c’è sempre una prima volta. E come primo nome da intervistare sul blog abbiamo scelto un grande nome. Il nome di un duo che in carriera si è tolto, tra le tante soddisfazioni, quella di vincere un Festival di Sanremo (nel 1997) e di piazzarsi ai primi cinque posti dell’Eurovision Song Contest, nell’ultima edizione che vide l’Italia partecipante prima del grande ritorno nel 2011. Non si sono mai fermati e hanno dimostrato di essere una coppia superaffiatata musicalmente parlando e anche (e soprattutto) nella vita: loro sono Fabio Ricci e Alessandra Drusian, meglio conosciuti come i Jalisse.





Martedì 17 Marzo è uscito il vostro nuovo singolo “Non aver paura di chiamarlo amore” insieme ai Teodasia. Parlateci di questo brano.

Fabio: Il brano nasce dal titolo della nostra commedia musicale “Non aver paura di chiamarlo amore”. Una commedia musicale che in realtà è un vero e proprio progetto teatrale itinerante di cui abbiamo messo in scena la prima data il 9 Febbraio e poi per ovvi motivi abbiamo dovuto rimandare. Abbiamo quindi utilizzato il titolo della commedia per crearci una canzone, perché noi sul palco raccontiamo chi siamo, cosa facciamo della nostra vita sul palco e in casa, con l’augurio di comunicare al nostro pubblico di non aver paura di comunicare i propri sentimenti e di raccontarsi. E’ nato quindi il testo della canzone e di conseguenza anche la musica. Abbiamo quindi deciso di contattare una band metal, questo grazie a Mariano Borrelli, nostro collaboratore con il quale abbiamo messo su una sorta di ricerca su Facebook delle band metal del nostro territorio. Ci hanno segnalato i Teodasia, questa band che ha alle spalle più di dieci anni di concerti anche a livello internazionale: li abbiamo sentiti, ci sono piaciuti molto anche come persone, ci siamo ritrovati in studio a creare arrangiamenti adatti, noi nel nostro mondo pop elettronico e loro nel loro mondo metal. Con molta serenità abbiamo tentato quest’esperimento che però sta dimostrando di essere oltre le nostre aspettative ed è uscito fuori un prodotto che non ci aspettavamo essere così particolare ed intenso.


E avete quindi dato anche un tocco un po' più rock al brano grazie alla collaborazione con i Teodasia…

Fabio: Guarda, in realtà per chi ci conosce bene abbiamo spesso aggiunto elementi di rock alle nostre produzioni (anche la stessa Fiumi di parole contiene elementi tipici del pop-rock internazionale del periodo in cui è stata pubblicata). Basti pensare a brani come “Sei desiderio” del 2005 o “Tra rose e cielo” del 2013, pezzi con delle zampate un po' più “aggressive”, che strizzano l’occhietto alle sonorità di gruppi come i Linkin Park, con tanta grinta e tanta potenza. L’idea di lavorare con un gruppo metal però ci mancava, volevamo da tempo metterla in pratica e questa è stata l’occasione. Abbiamo quindi realizzato un nostro sogno che avevamo da tempo.


Oltre la promozione di questo nuovo singolo ci sono anche nuovi progetti all’orizzonte per voi?

Alessandra: Noi già all’inizio di quest’anno abbiamo debuttato in teatro con la nostra commedia musicale, intitolata proprio “Non aver paura di chiamarlo amore”. Abbiamo fatto due spettacoli in quel di Padova e nel frattempo ci stavamo preparando anche per un musical chiamato “Nine to Five”, all’interno del quale io e Fabio reciteremo delle parti molto particolari. Dovevamo debuttare il 7 e 8 Marzo, poi è slittata al 20-21 e adesso aspetteremo tempi migliori per andare in teatro. E nel frattempo non disperiamo perché c’è un’estate intera davanti, ritornerà anche il nostro tour che cambia nome in “Ora 2020” dove andremo in giro per le piazze, sempre con la speranza che al più presto venga debellato tutto questo, perché ci sta tenendo in gabbia a tutti. Ogni tanto devo disintossicarmi dalle notizie negative che i giornali e i telegiornali ci stanno dando in questo periodo, ma mi basta andare a far la spesa per rendermi conto della realtà del nostro Paese e del paesino in cui viviamo. E’ una situazione disperata. Cerco di mettermi nei panni e ripensare a questi poveri dottori, infermieri, volontari che si stanno dando da fare ma immagino che il lavoro che ogni volta fanno sia infinito e a loro va il nostro ringraziamento più grande perché stanno dando anima e corpo a noi italiani.


Fabio, tu cosa pensi del periodo che l’Italia sta vivendo?

Fabio: Ci stiamo scoprendo un po' più tolleranti perché stiamo in casa, stiamo affianco ai nostri cari, stiamo con le nostre compagne e compagni, con i nostri figli, con i nostri parenti, con i nostri animali (per chi può ovviamente). Immagino invece quanta sofferenza provino le persone che abbiano figli o parenti da soli in ospedale perché non possono assisterli (chiaramente non è possibile). E’ un momento di grande sofferenza, un momento di grande attenzione dove chi riesce, chi è in casa (noi siamo fortunati perché siamo tutti in casa, abbiamo un piccolo giardino e riusciamo a stare nel nostro intimo) è invitato a tirar fuori il proprio coraggio e noi abbiamo tirato fuori il nostro coraggio anche facendo concerti in streaming, noi abbiamo fatto un concerto in streaming raccogliendo fondi per l’Ospedale Niguarda di Milano. E’ un modo di poter reagire e cercare di trovare le strade giuste. Pensiamo però anche a quanti si stanno adoperando senza fine e senza un attimo di respiro, come anche gli autotrasportatori. Noi spesso pensiamo ai medici, alla polizia, ai volontari, agli infermieri, ma anche gli autotrasportatori che ogni giorno ci forniscono la materia prima trasportandola nei posti più lontani e attraversando strade deserte da soli correndo e darsi da fare. Un pensiero va all’Italia responsabile, l’Italia che si muove e che ha voglia di fare e di uscire subito e presto da questa situazione di difficoltà enorme. Il monito va invece a quelle persone che non capiscono, che non temono il pericolo e che non hanno capito che non è un gioco, che non servono bravure o goliardate o esibizionismo. Serve l’idea di curare noi stessi e curare gli altri che possono creare problemi ad altri ancora. E’ un effetto domino che dobbiamo fermare prima che diventi sempre peggiore.


Ci sono state tante manifestazioni di solidarietà nel mondo della musica, in particolar modo della musica italiana, per stare vicini al nostro Paese, come per esempio quella della “Radio per l’Italia” consistente nella trasmissione in contemporanea alle ore 11 da parte di tutte le radio dell’Inno di Mameli e di tre brani che hanno fatto la storia della canzone italiana. Cosa pensate dell’iniziativa?

Fabio: E’ fantastica, spero ci sia anche Fiumi di parole! Scherzi a parte, è una bellissima iniziativa, basata sull’idea di trovarci tutti sotto un unico tetto, quello della bandiera tricolore, ci dobbiamo trovare avvolti sotto quest’unica nuvola che gira e che ci coinvolge tutti che è quella del cuore e dell’amore. Dobbiamo quindi cercare di sfruttare tutte queste potenziali iniziative che ci sono d’aiuto anche perché entriamo nelle case facilmente attraverso lo streaming, la radio, la televisione… Complimenti agli ideatori perché così non siamo soli noi e non facciamo stare solo chi ascolta.


I Jalisse e la famiglia. Qual è il rapporto tra voi intesi come coppia e i valori della famiglia?

Alessandra: La famiglia è il valore fondamentale su cui noi abbiamo basato la nostra vita fin da quando ci siamo conosciuti nel lontano 1990, quindi la nostra speranza primaria era quella di creare una famiglia e avere figli (oggi abbiamo due figlie) e portare avanti i valori che ci hanno portato i nostri genitori. Oggi come oggi è quindi importante e fondamentale avere questi pilastri, questi macigni importanti e pesanti perché devono pesare ma li devi sentire. Devi sentire addosso questi valori e devi sentire che esistono, devono entrarti dentro in tutto e per tutto soprattutto in un momento così importante. Il tutto attraverso altri valori come l’altruismo, l’amore verso il prossimo nei confronti di noi stessi e quindi il rispetto e l’unione. Tutte queste cose devono essere forti dentro di noi, per questo devono essere macigni, perché devono essere belle integrate dentro di noi.


Considerate anche i vostri fan e i vostri fan club una famiglia?

Alessandra: Noi li consideriamo una “tribù”, infatti i nostri fan club si chiamano “tribù” seguiti dal nome della città di appartenenza. Da Varese a Lodi, da Reggio Emilia fino ad Ostia e Catania, per dirne alcuni. Sono molto attivi sul web e sui social e si stanno dando da fare per sostenerci, l’hanno sempre fatto e ora ancora di più. Perché “Tribù”? Perché noi nel ’97 abbiamo fatto un album chiamato “Il cerchio magico del mondo” dove le nostre canzoni prendevano spunto dalle simbologie e dal pensiero dei Nativi americani. Ci siamo quindi sempre considerati una tribù, una tribù ha cose semplici tra le mani, ha pensieri puliti e non ha offese nella testa, sempre una parte positiva nel proprio pensiero, una grande unione. In una tribù non c’è nessuno che pensa a sé stesso, in una tribù tutti pensano alla tribù. Rispetto anche per Madre Natura perché i Nativi americani rispettavano fondamentalmente “Madre Terra” e quello che Madre Terra dava alla propria tribù. Mai dare troppo, solo il necessario: questa la filosofia dei nostri fan club.


E’ all’orizzonte un nuovo album contenente, tra le altre cose, la stessa “Non aver paura di chiamarlo amore” e la cover di “Cavallo bianco” dei Matia Bazar?

Fabio: Guarda, questa è un’anticipazione che ancora non possiamo dare perché ci stiamo lavorando, stiamo chiudendo l’album e mancano ancora poche cose. E’ ancora un segreto. Posso dire però che sarà un album fatto in casa, per far capire come in casa passano il loro tempo e raccontano sé stessi attraverso quello che accade, pescando anche un po' nella memoria e in tutto quello che succede. Sicuramente saranno tutti inediti, non ci saranno cover (la cover di Cavallo bianco è un singolo a parte). Più che inediti sono tutti pensieri e riflessioni fatte in questo periodo declinate in musica.

martedì 31 dicembre 2019

Il 2019 di Operazione Nostalgia Musicale mese per mese

Si prospettava un 2019 ricco di grandi sorprese e grandi avvenimenti per Operazione Nostalgia Musicale, e le aspettative sono state mantenute. Il 2019 è stato l'anno che ha certificato ancor di più la crescita di un progetto come Operazione Nostalgia Musicale a livello di consensi social, programma radio ma soprattutto a livello di attività relative allo School Tour, che si supera ancora una volta migliorando i già ottimi dati di presenze del 2018. Intendiamoci: ci sono stati anche avvenimenti negativi, ma come sempre la musica ha il potere di far rialzare dalle cadute riscattandosi con nuovi successi. Analizziamo l'anno di ONM mese per mese!

GENNAIO: Il 1° Gennaio subito si parte in grande stile con l'annuncio della seconda tappa toscana dello School Tour nella storia del progetto: il 12 Gennaio si va al Liceo Il Pontormo di Empoli per la Settimana dello Studente. C'era grande tensione per la paura di un possibile flop di iscritti causa concorrenza di altri corsi richiestissimi e soprattutto per la contemporanea presenza di un concerto di musica dal vivo. E invece, all'arrivo in aula mi ritrovo già 7 persone per poi superare le 40 presenze in aula nella prima ora, dimezzate a 24 nella seconda dopo l'uscita anticipata di alcune classi. Ma, 43 o 24, che calore mi hanno trasmesso i ragazzi del Pontormo! Ancora più bello è stato leggere dei messaggi di ringraziamento e di elogio al corso stupendi durante il viaggio di ritorno a casa, con proposte di corsi anche da Roma, Pistoia e Palermo nello stesso pomeriggio! Sarà bellissimo ritornare al Pontormo il 10 Gennaio 2020 per la serie di corsi che mi aspetterà tra poco più di una settimana (gli altri due sono al Guglielmotti di Civitavecchia e al Gobetti-Volta di Bagno a Ripoli rispettivamente il 7 e 9 Gennaio). Nel mentre, viene annunciata ufficialmente la data d'inizio della terza stagione radio di Operazione Nostalgia Musicale: il 14 Febbraio 2019.

FEBBRAIO: Dopo la fine dei preliminari della Coppa Operazione Nostalgia Musicale e dopo il sorteggio della fase a gironi, va in scena la terza edizione del Sanremo Song Contest, questa volta in collaborazione con il mio grande amico Antonio Damiano, admin di Sanremohistory. E lo vince, trenta esatti anni dopo la sua pubblicazione, Almeno tu nell'universo di Mia Martini sconfiggendo in finale Cambiare di Alex Baroni. Nella stessa settimana, continua lo School Tour con una tappa ormai considerabile tra le "tappe storiche" di ONM: quella del Liceo Joyce di Ariccia (sede succursale di via di Vallericcia) del 7 e 8 Febbraio. Se il 2018 è stato un successo, la tappa ad Ariccia del 2019 è stata quella della "consacrazione" all'interno dell'istituto: è stato il corso con più iscritti il turno con meno iscritti ha fatto 38 persone e nel turno finale si è toccato il record di iscritti per un singolo turno, ben 62! Con entusiasmo alle stelle da parte della stragrande maggioranza degli studenti partecipanti, con cui è nata anche una grande amicizia che va oltre il corso. Ma l'avventura di Operazione Nostalgia Musicale al Joyce non finisce qua: la settimana dopo è previsto in Auditorium l'evento Musica e lingue - La musica unisce i popoli, che a differenza del corso della settimana prima si rivela un flop. Ma questo non rovina di certo quell'indimenticabile "settimana del Joyce". Il 14 Febbraio inizia la nuova stagione radio di Operazione Nostalgia Musicale, che vede il ritorno in regia per le prime puntate di Leonardo Di Silvio nonché la prima sotto la supervisione di Telecountrynews e sotto la regia video di Leonardo Palone e Federico Caracci: subito si parte forte con Seba Barbagallo, protagonista dell'estate 2006 con Domenica d'estate e produttore per artisti come Mario Venuti (il suo successo del 2017 Caduto dalle stelle vede la sua produzione), seguito la settimana dopo da Lisa Panetta, vincitrice della prima edizione di Ora o mai più. E nel mentre continua anche lo School Tour: il 22 e 23 Febbraio si debutta al Liceo Vailati di Genzano, mettendo a segno un altro "sold out". Avevo a disposizione una classe da massimo 35 persone, e in alcuni turni si è riusciti a portarne in classe 36. La partecipazione degli studenti del Vailati è stata silenziosa ma molto attenta e interessata, ed è stato bellissimo vedere tanti ragazzi avvicinarsi a me per farmi i complimenti per il corso e per come è stato gestito, per poi ricevere complimenti anche dai rappresentanti d'istituto. Bella è stata poi la visita a sorpresa del mio (allora) futuro socio radiofonico di Talkedì Francesco Segneri. Intanto, tutto sembra propendere per un Vailati bis nel corso del 2020...

MARZO: Marzo inizia con il grande ritorno di Omar Pedrini ad ONM dopo l'intervista incompleta di maggio 2018, questa volta con Veronica Antonini nel ruolo di co-conduttrice (Veronica è stata un'ex allieva del Guglielmotti… passerà a trovarci il 7 Gennaio come ex alunna?). Segue il 4, 5 e 6 Marzo 2019 un altro corso dello School Tour di grande successo, l'immancabile tappa del Liceo Landi di Velletri, dove tutto è cominciato: il Landi tris ha superato i risultati degli anni precedenti, e non era per niente facile. In alcuni turni sono stati superati i 50 iscritti. Anche qui grande partecipazione e grande entusiasmo da parte degli studenti landini che hanno dimostrato ancora una volta che quando un progetto merita di essere sostenuto non si fanno problemi a sostenerlo. Anche il Landi va verso la conferma per il 2020. Continua intanto la nostra trasmissione radio, con una puntata speciale dedicata alla Festa della Donna in un esperimento già di grande successo nell'edizione 2018, e le successive ospitate di Alessandra "Nikla" Barca (una delle rivelazioni dell'estate 2002 con Il mio cuore protesta), Pietruccio Montalbetti (leader dei Dik Dik) e l'attore Matteo Leoni, noto per aver interpretato il ruolo di Tinelli in Quelli dell'Intervallo su Disney Channel (con un suo compagno di cast, Edoardo Baietti, mio amico e concittadino, nel ruolo di coconduttore). Marzo vede anche il debutto a ONM di Gabriel Lazar come addetto alla regia radio della trasmissione.

APRILE: Continua la terza stagione radio di Operazione Nostalgia Musicale e vede tra gli ospiti l'ex batterista di Rino Gaetano e Banco del Mutuo Soccorso Mario Achilli, uno dei "re" dell'italo dance anni '80 George Aaron, il produttore, autore e direttore d'orchestra per diversi artisti italiani di successo e diverse grandi hits italiane Adriano Pennino, Peter Feuda (uno dei sosia ufficiali italiani di Elvis Presley) e lo youtuber romano da 300.000 iscritti Simone "Sickwolf" Filippone, noto non solo per occuparsi di calcio nei suoi video (e soprattutto della sua squadra del cuore, la Roma) ma anche di altri argomenti tra cui anche la musica. Si sono susseguiti inoltre come coconduttori delle varie puntate nel corso del mese Francesco Segneri (poco prima di un incontro da cui è nata l'idea del nuovo programma "Talkedì" ideato e condotto insieme) e Giampaolo Saragoni, attore e comico veliterno che sta portando per i locali della provincia di Roma e Latina il gioco a quiz "Il Cervellone" (accompagnato come sempre da Davide Brugnoli). Torna poi a fine aprile (il 26 e 27) lo School Tour dopo quasi due mesi di pausa, stavolta al Liceo Marconi di Colleferro. Non ci sono stati i numeroni delle tappe precedenti, ma la bellezza di questa tappa sta nel "pochi ma buoni": tanta tanta partecipazione da parte degli studenti presenti (16 a turno il primo giorno e 6 a turno il secondo giorno) e persino dei professori, che dopo ogni turno si sono complimentati con me per la scelta dei brani cantati e ascoltati.

MAGGIO: Il programma radio entra nella fase clou. Ospiti delle varie puntate il cantautore della provincia di Latina Emanuele Colandrea, vincitore di Musicultura nel 2016, l'attore e comico veliterno Shany Martin, il leader della electrorock band romana degli Exciter's (progetto che nasce come tribute band dei Depeche Mode ma che ha creato anche un percorso "proprio" con inediti di ottima fattura, sfruttando entrambi i progetti durante i live) "Vince" Cripezzi, Vito Caporale (membro storico dei Baraonna), l'ex voce degli Zeropositivo Luca Solbiati, il batterista e fondatore del progetto benefico Rezophonic (che ha visto coinvolti diversi volti noti del mondo della musica, dello spettacolo in generale e dello sport) nonché di Rock TV Mario Riso e il chitarrista Max Cottafavi, in collegamento telefonico proprio durante le prove del tour 2019 negli stadi di Ligabue, di cui è uno dei chitarristi storici (ha collaborato tra gli altri in carriera anche con Gianni Morandi, Irene Grandi e Francesco Renga).

GIUGNO: La stagione 2018-19 di Operazione Nostalgia Musicale volge al termine e lo fa nel modo migliore che possa esserci. Prima con l'ultima tappa dello School Tour al Liceo Mancinelli e Falconi di Velletri in uno scenario finale perfetto per via della combo ex liceo-decennale del primo anno di liceo-corso di fine stagione. Un successo annunciato: più di 40 iscritti a ogni singolo turno per la media iscritti più alta di sempre per una singola tappa dello School Tour e soprattutto classi calorose in 5 turni su 5, regalandomi un gran finale e una celebrazione del "decennale" del mio primo anno di liceo assolutamente da ricordare da qui al resto della mia vita. Il giorno dopo la fine dello School Tour va in onda l'ultima puntata della stagione 2019 di Operazione Nostalgia Musicale, con ospite dell'ultimo minuto Gianluigi "Cabo" Cavallo, voce dei Litfiba nel periodo che va tra il 2000 e il 2006 (con un concerto allo stadio comunale di Velletri, città-sede di Operazione Nostalgia Musicale, nel 2002). Viene, come ogni anno a fine stagione, annunciato il brano vincitore della Coppa Operazione Nostalgia Musicale: è Come nelle favole di Vasco Rossi, che sconfigge Ti fa stare bene di Caparezza in una finale tra successi italiani del 2017 ricca di grandi emozioni (decisivo è stato il coro collettivo su "Come nelle favole" al Mancinelli durante il primo turno del 5 Giugno, con 40 persone su 40 a votare per Vasco). Termina anche la gara delle "Top 5" svoltasi sul nostro canale Instagram che viene vinta dai Queen con I want to break free, che sconfiggerà proprio Come nelle favole nella Supercoppa Operazione Nostalgia Musicale 2019.

LUGLIO/AGOSTO/SETTEMBRE: L'estate di Operazione Nostalgia Musicale è interamente incentrata sulla quarta edizione del Summer Song Contest, di cui poi ad agosto è stata pubblicata la playlist ufficiale sul canale Spotify di ONM. Vincono i Coldplay con Viva la vida sconfiggendo Caparezza con Vengo dalla luna: è il secondo brano degli anni 2000 nonché il secondo brano straniero a vincere la competizione. Per la prima volta, in stile Festivalbar, vengono assegnati anche dei premi speciali: il Premio Facebook (per il brano ad aver ottenuto più punti sulla pagina Facebook) a Neffa con Lontano dal tuo sole, il Premio Instagram (brano ad aver ottenuto più punti sulla pagina Instagram) ad Eros Ramazzotti con Più bella cosa e il Premio School Tour (brano del Summer Song Contest più votato tra i ragazzi dello School Tour) a Mika con Relax (take it easy).

OTTOBRE: Dopo tante peripezie e tanti tentativi, viene rifiutata la proposta di una grande conferenza di inizio stagione di Operazione Nostalgia Musicale nella palestra del Liceo Mancinelli di Velletri prevista per il 7 Ottobre 2019 che avrebbe coinvolto non solo gli studenti della scuola ma anche diversi allievi esterni provenienti dalle altre scuole che hanno abbracciato il progetto Operazione Nostalgia Musicale. Ma otto giorni dopo vengo scelto in rappresentanza della musica per la conferenza "L'arte a Velletri": i video destinati alla conferenza di inizio anno vengono utilizzati per L'arte a Velletri con tanti elogi per il progetto Operazione Nostalgia Musicale. Comincia intanto una nuova stagione di Coppa Operazione Nostalgia Musicale: il tema di quest'anno è il Festival di Sanremo, visto che la prossima edizione sarà quella del 70° anniversario. A inizio ottobre esce inoltre il video ufficiale del corso del Mancinelli del 3, 4 e 5 Giugno 2019, il primo video del nuovo corso del Canale YouTube di Operazione Nostalgia Musicale.

NOVEMBRE: E' il mese delle novità per Operazione Nostalgia Musicale: iniziano nuove rubriche (ONM Trivia e Scegli il brano) per i canali social e soprattutto esce il primo video in cui parlo di aneddoti e curiosità di musica del canale di ONM, con argomento la storia del canale tv musicale Tmc2.

DICEMBRE: L'anno si chiude con l'ultimo corso dell'anno e il primo della stagione 2019-20 dello School Tour: quello del Chris Cappell College di Anzio. Questa volta però non da solo ma con Federica Ciotola, una ex allieva della scuola nonché mia carissima amica, ad affiancarmi e sostituirmi quando ero assente. E nonostante tante difficoltà, tiriamo fuori un buonissimo risultato: da segnalare i 10 partecipanti il primo giorno (quando il corso era stato reinserito la mattina stessa per motivi relativi ai documenti d'identità) e i 14 del turno finale, miglior turno nei due anni in cui ONM ha toccato come tappa il CCC.

E il 2020? Che belle novità ci riserverà? Intanto possiamo dirvi che tra una settimana lo School Tour già riscalda i motori perché il 7 Gennaio ONM sarà al Guglielmotti di Civitavecchia, il 9 Gennaio al Gobetti-Volta di Bagno a Ripoli e il 10 Gennaio al Pontormo di Empoli. E poi a breve vi annunceremo la data d'inizio della quarta stagione di Operazione Nostalgia Musicale su Radio Mania, confermata (e questo è l'importante). Per il resto, non posso che dirvi che...