venerdì 3 aprile 2020

LE INTERVISTE DI OPERAZIONE NOSTALGIA MUSICALE - Intervista a Marco Rinalduzzi


Il nuovo ciclo di interviste sul nostro blog ufficiale di Operazione Nostalgia Musicale continua con un altro pezzo grosso della nostra musica. Tanti i ruoli da lui svolti nella sua lunga carriera nel settore musicale italiano: chitarrista, autore, produttore, direttore artistico di tour, scopritore di talenti… Ha collaborato in carriera con artisti di grosso calibro italiani e internazionali (da Zucchero a Sting, da Venditti a Bocelli, da Morandi ad Amii Stewart…) ed è stato lo scopritore di talenti come Alex Baroni e Giorgia, per i quali ha fatto anche da produttore e insieme ai quali ha scritto brani entrati nell’immaginario collettivo come Cambiare ed E poi. Lui è Marco Rinalduzzi!




Come ti sei avvicinato al mondo della musica e come ti sei avvicinato alla chitarra?

Guarda, in realtà non me lo ricordo nemmeno più… Avevo nove anni, avevo visto per caso una chitarra, mia madre suonava la fisarmonica e da lì è nato tutto. Andavo a lezione da un mio amico e da quel momento ho cominciato a studiare e seguire tutto il percorso che si fa e che bisognerebbe fare nella musica.


E’ giustissimo perché la musica è anche studio ed è soprattutto studio.

Diciamo che è soprattutto studio. Diciamo che oggi, in un momento storico come questo, si reagisce al contrario ma la musica nasce come un’arte da rispettare, da amare e quindi da studiare.


Tornando al discorso fatto prima su come ti sei avvicinato alla chitarra, dal momento che ci hai raccontato hai iniziato una grande carriera come chitarrista collaborando anche con nomi importanti, nomi internazionali come per esempio Sting.

Beh, sì, indirettamente, perché ho suonato con lui sul palco del Pavarotti International in quanto suonavo con Zucchero, e lui fu ospite nell’esibizione di Zucchero. Facemmo due pezzi insieme ed è stata un’esperienza fantastica perché si tratta di grandi musicisti e persone speciali.


Tra l’altro, hai avuto anche una grande carriera come produttore e come scopritore di talenti, perché so che hai scoperto talenti come Alex Baroni, come Giorgia…

A un certo punto della carriera la chitarra è diventata un mezzo che ancora uso e che amo, però io ho una visione della musica molto più totale e quindi mi sono avvicinato al mondo dell’arrangiamento, della produzione, della scrittura per orchestra e della collaborazione con talenti. Ne ho scoperti tanti, non solo loro due, e ho collaborato con mezzo mondo italiano. Se vuoi ti faccio un piccolo elenco… Baglioni, Bocelli, Venditti, Morandi, Il Volo, Patty Pravo, Luca Barbarossa, Riccardo Cocciante, per citarne alcuni.


A quale tra gli artisti italiani con cui hai collaborato ti senti maggiormente legato, o meglio, rappresenta la collaborazione che per te ha significato di più?

Due in particolare. Uno è Alex Baroni che è stato anche un mio grandissimo amico e per cui ho prodotto insieme a Massimo Calabrese tre dischi, portando avanti cinque tournée e tutti i brani che ha cantato sono composti da me e da Massimo. Quindi sono legato a lui da un affetto particolare, dal suo ricordo e dalla nostra grande stima reciproca. Un altro artista con cui ho legato moltissimo e che non riesco a togliermi dal cuore è Mike Francis, anche lui venuto a mancare, con cui ho fatto tournée in tutto il mondo, una marea di dischi… Sono due artisti che per me hanno significato moltissimo soprattutto a livello umano, perché il fattore umano è quello a cui tengo di più.


Oltre all’attività di produttore e di autore porti avanti anche l’attività di direttore artistico per i tour, tu prima mi hai citato Baglioni, Morandi e Il Volo per i quali hai fatto da direttore musicale per i tour “Capitani Coraggiosi” e “Il Volo Tour 2012”. Parlaci del successo di tali tour.

Il Volo Tour 2012 è stato un’esperienza fantastica e molto importante perché abbiamo girato tutto il mondo, dal Sudamerica agli Stati Uniti e il Canada, con un gruppo tutto italiano di cui avevo la direzione artistica e degli arrangiamenti. Ho fatto poi da direttore musicale per i tour di Giorgia, di Alex Baroni, di Teresa De Sio, e poi ho avuto la fortuna di fare due tournée grandi con Claudio Baglioni oltre al bellissimo tour “Capitani Coraggiosi” con lo stesso Claudio e Morandi. Anche quel tour ha rappresentato una bellissima esperienza. Eravamo più di venti sul palco con cinque fiati, cinque coristi, cinque archi, due chitarre, tre tastieristi, due batterie. Insomma: un’esperienza molto impegnativa ma molto bella, devo dire.


Tra le varie canzoni che tu hai scritto, ce ne sono due che spiccano su tutte per popolarità, che sono “E poi” di Giorgia e “Cambiare” di Alex Baroni. Come è nata l’ispirazione per quanto riguarda questi due pezzi?

Con il fatto dell’ispirazione ci vado sempre molto piano. Le ispirazioni nascono con il lavoro, con il grande lavoro. Mettersi seduti, studiare, cambiare, rifare, capire… Se per ispirazione si intende quella secondo cui ti siedi al pianoforte ed esce fuori la canzone, ci credo fino a un certo punto. Ci vuole anche quella, ma ci vuole soprattutto cultura musicale, un po' di studio, un po' di applicazione, avere pazienza, e quelle due canzoni sono nate esattamente così. “E poi” è nata da un testo che ha scritto Giorgia e io e Massimo Calabrese abbiamo inserito la musica su quel testo (bellissimo, tra l’altro) che Giorgia aveva scritto. Invece per “Cambiare” è successo il contrario: è nata prima la musica e poi Alex Baroni ha adattato alla melodia il testo.


Recentemente hai pubblicato un tuo album personale, intitolato “1+90”. Parlaci di come è nata l’idea di questo album.

Quello è un punto focale della mia vita, sia musicale sia della mia vita in generale. Perché è nato in un momento in cui volevo un po' tirare le somme. Infatti è un disco doppio. Si chiama “1+90” perché ci sono io insieme a novanta ospiti. E hanno partecipato ospiti di tutti i tipi. Ad esempio, nella parte cantata c’è Antonello Venditti, c’è Amii Stewart, c’è Alex Baroni, c’è Mike Francis, ci sono molti cantanti dell’area romana poco conosciuti ma bravissimi, forse più bravi di nomi più conosciuti… Dal punto di vista musicale ci sono praticamente tutti i musicisti italiani più importanti degli ultimi anni e tutte le ritmiche più belle che la musica italiana ha avuto, come Tullio De Piscopo, Danilo Rea, Rita Marcotulli, Roberto Gatto, Stefano Di Battista, Lele Melotti, Agostino Marangolo, Fabio Pignatelli… Diciamo che c’è molta sostanza, che c’è tanta tanta musica.


Stai portando anche avanti un progetto dal vivo, se non sbaglio il “Marco Rinalduzzi Trio”, vero?

No, guarda, attualmente ha un nome diverso, si chiama “Marco Rinalduzzi & Friends” ed è una “formazione aperta”. L’ho chiamata così (formazione aperta) perché siccome a me piace suonare con tanta gente ogni anno la rinnovo, la cambio… Ho un gruppo base che nasce qui a Roma, con due cantanti bravissimi, però è un progetto in continua evoluzione, può sempre cambiare. Così come è accaduto in 1+90, ha prevalso la mia attitudine a fare esperienza con tanta gente e tanti musicisti. E questo è un progetto che mi ha dato tanta soddisfazione, perché è un progetto che portiamo avanti in tutta Italia, locali, localetti, festival… Se mi dai l’occasione, vorrei parlare anche di un altro nuovo progetto che porto avanti da due anni…


Vai, parlacene.

…Un progetto di cui sono molto orgoglioso. Si chiama Accademia Spettacolo Italia, ed è un’accademia dedicata a cantanti, interpreti e autori, di cui facciamo parte io, Massimo Calabrese, Gianni Marsili, Lorenzo Mainardi e Marco Lecci. Un’Accademia che sta avendo molto successo. Quest’anno abbiamo avuto più di sessanta allievi, con una frequentazione mensile di tre giorni, e ci sta dando tanta tanta soddisfazione. E abbiamo trovato un serbatoio di grandi talenti in quest’Accademia, quindi c’è una doppia funzione. Molto bello.


Quale consiglio ti sentiresti di dare a un giovane artista che magari si vuole avvicinare al mondo della musica e, chissà, anche proprio all’Accademia Spettacolo Italia.

Quella di non scegliere la via più breve. Le vie più belle sono quelle più lunghe, quelle che costano sacrifici, sudore e studio. Non c’è bisogno di cercare il successo che si crede arrivi dopo un attimo (che poi non è vero che il successo arriva dopo un attimo, mai)… Può arrivare quello che conta poco, quello che sparisce dopo tre mesi. Ma per me il successo vuol dire avere soddisfazione nella vita, vuol dire essere appagati e vivere di musica, e vivere di musica non vuol dire sempre avere un grande successo, vuol dire vivere di musica. Vivere facendo tanta musica. Io credo molto in questo, più che al successino effimero.


Cosa pensi del momento attuale che l’Italia sta vivendo?

E cosa bisogna pensare… Siamo tutti in galera, però io sono uno che cerca sempre di prendere la parte buona di tutto. In questo caso non ne vedo, però l’unica cosa che posso dire è che è un momento che ci farà riflettere tutti molto bene e nella maniera giusta per capire dove stavamo sbagliando, perché comunque qualcosa in questi anni è stato sbagliato. E’ stato sbagliato l’approccio alla vita, il correre continuamente. Stamattina sono andato a fare la spesa e mi sono reso conto che c’è un’aria pulita come non c’è stata mai. Quindi dovremmo tutti riflettere, correre di meno e pensare di più alla sostanza della vita e non solo alle cose troppo facili che arrivano. Ed è molto meglio stare un po' più rilassati, seduti e partecipare a ciò che ci circonda in maniera pacata, piuttosto che in maniera esagerata, forsennata, come spesso facciamo nella vita.


Progetti futuri?

Mi sto dedicando molto all’Accademia, ho due nuovi talenti che sto seguendo profondamente. E inoltre, essendo la mia attività, quella che mi fa veramente vivere, faccio arrangiamenti per tutti, anche per i ragazzi. Chi vuole mi può contattare, io faccio arrangiamenti e realizzazioni per tutti. Ho uno studio di registrazione bellissimo, dove sono abbastanza autonomo, vivo in campagna, quindi lavoro in molta tranquillità e sto molto bene.

martedì 24 marzo 2020

LE INTERVISTE DI OPERAZIONE NOSTALGIA MUSICALE - Intervista a Roberto Cardelli


Dopo aver intervistato i Jalisse la scorsa settimana, è giunto il momento della seconda intervista per il nostro blog di Operazione Nostalgia Musicale. Ha iniziato la sua carriera nel mondo del calcio, giocando nelle giovanili della Lodigiani (tra i suoi compagni di squadra c’era Francesco Totti) e per alcuni mesi in quelle del Milan, dividendosi tra sport e musica, per poi lasciare il calcio a soli 17 anni dedicandosi completamente all’attività musicale, come tastierista, autore e produttore. Alcuni degli artisti con cui ha collaborato in carriera? Fabrizio Moro, Ermal Meta, Patty Pravo, Franco Califano, Emma, Alessandra Amoroso, Fiorella Mannoia, Francesco Sarcina, Noemi, Lorenzo Fragola, Chiara Galiazzo. In alcuni casi contribuendo anche a grandi successi. Vanta due vittorie al Festival di Sanremo, una nei Big (produttore per “Non mi avete fatto niente” di Ermal Meta e Fabrizio Moro) e una nelle Nuove Proposte (“Il linguaggio della resa” di Tony Maiello), e un secondo posto nelle Nuove Proposte nel 2008 come tastierista de La Scelta, oltre a tanti altri ottimi risultati. Lui è Roberto Cardelli!




Innanzitutto, come ti sei avvicinato al mondo della musica?

Parto col dire che io inizialmente facevo il calciatore. Ho giocato molti anni a calcio a livello professionistico nella Lodigiani, squadra romana molto famosa all’epoca, sono stato compagno di squadra per svariato tempo di Totti quando eravamo piccoli. Nel frattempo mi ero appassionato anche alla musica grazie a mia madre, che nel 1988 acquistò il primo CD di Tracy Chapman che mi fece avvicinare alla musica. Oltre a Tracy Chapman ascoltavamo anche gruppi come gli Europe, i Bon Jovi. Proprio “The Final Countdown” degli Europe fu il brano che fece definitivamente scoccare la scintilla tra me e la musica. Mi incuriosii nel sentire di che strumento si trattasse, non sapevo cosa fosse: abitavo vicino lo storico negozio “Cherubini”, mi presentai al negozio con il CD chiedendo che strumento fosse e mi venne risposto “un sintetizzatore”. E da lì decisi di iniziare a suonare le tastiere. Probabilmente se al posto del sintetizzatore nel brano che più di tutti mi ha fatto innamorare della musica ci fosse stata una chitarra, avrei iniziato a suonare la chitarra! E da lì mi sono appassionato anche ai Pink Floyd e a tanti grandi nomi della musica internazionale, per poi iniziare successivamente ad apprezzare la musica italiana dopo tantissimi anni di musica internazionale. La fascia di età della mia generazione era composta, per quel che riguarda noi musicisti, da ragazzi che a fine anno facevano il concerto di scuola e si facevano le canzoni serie, non quelle che si sentono adesso. Suonavamo i Van Halen, i Guns’n’Roses, gli U2, adesso si suonano canzoncine.


Guarda, in realtà non è sempre così, perché ci sono tante band di adolescenti che suonano molti di questi classici rock internazionali…

Sì, ce ne sono, ma non come nella nostra generazione. Noi andavamo a scoprire la musica di una volta. Oggi se parli ad esempio di un Battisti, molti ad esempio non sanno chi è, mentre noi già conoscevamo nomi come lo stesso Battisti, Dalla, i Beatles, i Rolling Stones, mentre oggi molti ragazzi non conoscono niente di tutto questo. E ti parlo circa del 90% almeno (quando negli anni ’80 i ragazzi che non conoscevano la musica del passato erano il 2%), sto in questo mondo, quindi conosco i ragazzi… I ragazzi conoscono la trap, questa roba qui…


Devo dirti per esperienza personale che come ho già detto non è sempre così: io con Operazione Nostalgia Musicale tengo degli incontri nelle scuole superiori di tutta Italia per il progetto “Operazione Nostalgia Musicale School Tour” in cui mostriamo videoclip di grandi successi del passato di tutti i generi, e alla fine tornano sempre a casa ultracontenti riascoltandosi i pezzi che propongo.

Sì, ma io ti sto parlando di una mia opinione basata su quello che vedo dal punto di vista del mercato e dei numeri di mercato, che dicono che i ragazzi ascoltano ben altro e sappiamo quello che ascoltano. Probabilmente quando io ero giovane nomi come gli Europe, gli U2 e i Bon Jovi erano considerati mondezza dalle generazioni passate, oggi per me quello che molti giovani ascoltano è mondezza. Per dire, quando io ero giovane c’era gente che proponeva dal vivo “Nothing Else Matters” dei Metallica, noi ridevamo un po' e dicevamo “ancora Nothing Else Matters? La fanno tutti!” ma parliamo di un’opera d’arte. Oggi si considera opera d’arte roba spicciola, perché di quello si parla. Pensa che su YouTube ci sono dei video che fanno vedere ragazzi di una tristezza unica. Sia bello che triste. Ci sono dei ragazzi di 24 anni circa che ascoltano per la prima volta “Another brick in the wall” a 24 anni. E rimangono stupiti. E’ una vergogna, una cosa vergognosa. Pensa ai bambini di 9 anni di oggi: io sono cresciuto con dischi come “The Wall”. Quando avevo 4 anni mia madre aveva i vinili, oltre che dei Pink Floyd, di Bob Marley, dei Beatles, adesso non oso immaginare cosa ascoltano adesso i bambini di 10 anni… Per uno come me che ha studiato cose stupende, che hanno fatto la storia della musica, dagli anni ’60 fino ad oggi. Adesso ho smesso perché quello che c’è adesso è inutile studiarlo! Poi ci sono anche molti ragazzi, molti miei allievi che studiano con me pianoforte, che studiano con piacere anche musica anni ’70, ’80, ’90. Quel che penso è che molti ragazzi dovrebbero studiare, ascoltare tutta la grande musica che c’è stata prima di loro, perché la musica è cultura è arte, mentre oggi la musica è consumismo, quindi si tende ad ascoltare tutto quello che ci mandano.


Tornando al tuo passato calcistico, tu hai giocato anche nelle giovanili del Milan se non sbaglio…

Assolutamente sì, ho giocato otto mesi al Milan, poi ho avuto un incidente col motorino e sono dovuto tornare a Roma. Militando prima nel Cerveteri e successivamente tornando alla Lodigiani. Ho poi lasciato il calcio a soli 17 anni dedicandomi completamente alla musica, studiando e diplomandomi all’Università della Musica di Roma. Ho poi iniziato a fare il turnista, collaborando con artisti come Patty Pravo e Franco Califano, e da lì ho iniziato la carriera di musicista all’età di 21 anni.


Parlaci dell’esperienza di aver collaborato in età così giovane con artisti come Califano e la Pravo.

L’esperienza più bella è stata quella con Califano. Maestro dal punto di vista musicale, umano e umoristico e anche dal punto di vista della sua romanità. E’ stato fantastico: i ricordi che mi rimangono di Franco sono ricordi che mi fanno ammazzare dalle risate, ci siamo divertiti tantissimo. Ovviamente adesso non ce la farei a reggere un tour del genere. 80 date sparse in giro per l’Italia. Da un giorno all’altro Reggio Calabria-Torino, Torino-Brescia, Brescia-Santa Maria di Leuca… Da morire. Ma Franco con la sua verve non ci faceva pesare i viaggi. Era una persona molto rude e dura, non una persona morbida, ma quando faceva una battuta ti faceva ammazzare dalle risate. Ne faceva in continuazione, anche su di me… Il primo anno mi chiamava “Andrea” perché era il nome del suo ex tastierista. E ogni sera mi diceva: “Scusa Robè, ti chiamo Andrea perché ormai…” e io gli rispondevo “Va bene Frà, non c’è problema”. Ce ne sarebbero tanti altri di aneddoti da raccontare su Califano.


II calcio è una tematica molto gettonata nel mondo della musica. Parlaci della tua idea del rapporto tra musica e calcio.

Tra la musica e il calcio, io ho personalmente scelto la musica. Il calcio era una passione che avevo sin da piccolo perché qui in Italia si nasce col calcio. Quindi è anche un po' un fatto culturale nostro. Sono un grande appassionato di calcio e tifoso della Roma e vedere molti miei ex compagni di squadra arrivare in Serie A, come Roberto Stellone, Fabio Liverani, Francesco Totti, mi ha fatto un certo effetto. Soprattutto vedere Francesco arrivare a quel livello per me è stato un grande orgoglio. Io non ho mai invidiato nessuno dei miei compagni arrivati in Serie A, anche se io non ce l’ho fatta sia per motivi infortunistici (perché quando ti rompi una gamba a 16 anni ti sei praticamente giocato la carriera, adesso guariscono in 4 mesi, all’epoca ci mettevi cinque anni) sia perché alla fine ce l’ho fatta nel mondo della musica, creandomi uno spazio importante con tanti sacrifici e con tanta fortuna, perché ci vuole anche tanta fortuna a conoscere le persone al momento giusto.


E’ c’è una collaborazione che in questi anni ti ha portato tanta fortuna: quella con Fabrizio Moro.

Tutto è iniziato nel 2006, nel periodo in cui io facevo parte di una cover band di Vasco Rossi. Il nostro chitarrista suonava con Fabrizio Moro, ai tempi ancora non conosciuto. Sono andato a casa di Fabrizio Moro che all’epoca abitava vicino a me e ancora oggi abita vicino a me. Ci siamo conosciuti là e abbiamo parlato tutt’altro che di musica, ma di ipocondria: siamo ipocondriaci entrambi.


E la parola ipocondria è presente tra l’altro in uno dei maggiori successi di Fabrizio che hai scritto, che è “Portami via”…

Esatto, brano che abbiamo scritto insieme, dove io ho messo la musica e lui le parole (diciamo che nel nostro sodalizio lui è la penna e io il foglio di carta bianco), e quella è la parola che lega me e Fabrizio e insieme a noi anche il nostro amico Ultimo, siamo tutti e tre ipocondriaci!


Ci ritroviamo a parlare di ipocondria proprio nel giorno (l’intervista è stata registrata ieri) del compleanno di Franco Battiato che parla proprio di ipocondria in uno dei suoi più grandi successi, “La cura”.

Esattamente. In molti hanno “criticato” Portami via per via di quella parola, quindi la hanno definita molto simile a “La Cura” di Battiato, ma non si può assoggettare una singola parola a una singola canzone. Questo perché il brano non c’entra niente con “La Cura”: Fabrizio ha utilizzato questo termine nel testo perché lo rappresenta e rappresenta anche me. Tornando al rapporto con Fabrizio, insieme abbiamo scritto più di una ventina di brani, compreso quasi tutto l’ultimo album “Figli di nessuno”. Io mi dedico alla parte musicale dei brani perché nasco come produttore e musicista, sui testi dò qualche consiglio, ma li lascio fare agli autori, ai cantautori con cui lavoro, perché a sistemare il testo definitivamente ci pensano loro. Se vogliamo fare un esempio, io sono il Gaetano Curreri della situazione mentre il Vasco Rossi di turno scrive il testo!


Vasco che tra l’altro è uno dei tuoi modelli musicali italiani.

Sì, diciamo che lui, Venditti e Baglioni sono i miei artisti italiani preferiti, anche se ho apprezzato per tantissimo tempo anche Mango. Sembra strano ma ho apprezzato moltissimo anche lui. E’ stato uno dei primi a fare musica etnica all’avanguardia in Italia già nella seconda metà degli anni ’80, poi nei primi ’90 con l’album Sirtaki o con brani come “Mediterraneo” che sono passati alla storia. Mango è molto sottovalutato e non capito.


Tornando a Portami via, diciamo che il Festival di Sanremo 2017 è stato un po' il “tuo” Sanremo, un Sanremo da protagonista.

In realtà ho già fatto un Sanremo da protagonista, con la mia ex band, La Scelta, nel 2008. Ai tempi lavoravo con Fabrizio Moro e mi sono ritrovato con Fabrizio nei big e con la mia band nei Giovani. Nei big con una canzone chiamata “Eppure mi hai cambiato la vita” dove io ho suonato il pianoforte, nei giovani con il brano “Il nostro tempo”. Mentre registravamo con Fabrizio in attesa del Festival ci arrivò una chiamata e mi venne comunicato che avrei partecipato al Festival nelle Nuove Proposte. E’ stato stranissimo: lavorando insieme abbiamo fatto il Festival insieme anche se in categorie diverse. Centrando il podio in entrambi i casi: terzo con Fabrizio nei Big e secondo con La Scelta nei Giovani. E due anni dopo mi piazzai al primo posto nei Giovani con “Il linguaggio della resa” scritta da me insieme a Tony Maiello che l’ha anche interpretata e Fabrizio Ferraguzzo, attuale direttore artistico di X-Factor e con un ruolo importante alla Sony. Ma il Festival di “Portami via” è stato il più bello: io avevo due artisti, che erano Fabrizio Moro con un brano scritto insieme, ed Ermal Meta con cui ho prodotto l’album uscito quell’anno, Vietato morire. Tutti e due i brani si sono rivelati insieme ad “Occidentali’s Karma” tra i più popolari di quell’edizione. Poi c’era Giulia Luzi a cui ho prodotto l’album, ma il brano con cui ha partecipato a quel Festival in coppia con Raige (“Togliamoci la voglia”) era prodotto da Luca Chiaravalli. Su “Vietato morire” (la canzone) posso dire che Ermal la produsse completamente da solo, e stavamo aspettando il disco. Avevamo aspettative normali, e invece l’album volò in classifica a livello di vendite. Dopo i buoni riscontri dell’anno prima con “Odio le favole” e “A parte te”, con Vietato morire Ermal si è consacrato. E l’anno dopo, con il brano prodotto da me con Ermal e Fabrizio (“Non mi avete fatto niente”) abbiamo vinto ed è stato raggiunto l’apice. Ermal Meta e Fabrizio Moro personalmente non si conoscevano, e io li ho fatti praticamente conoscere, lavorando con entrambi. E il resto è storia. Lavorando con due artisti come Ermal e Fabrizio che sono così lontani ma così vicini allo stesso tempo, anche se in maniera diversa, perché sono due artisti totalmente diversi. Ed è bellissimo perché posso lavorare in modo diverso con tutti e due in base ai loro stili. Quindi mi occupo di parti musicali totalmente differenti tra loro per ciò che riguarda loro due.


Come è nata invece la collaborazione con Ermal Meta?

Lo conobbi durante la produzione dell’album di Chiara Galiazzo “Un giorno di sole”. Ermal si presentò in studio di registrazione e ci conoscemmo là. Tra una cosa e l’altra ci siamo rivisti un anno e mezzo dopo a casa sua, in estate, e abbiamo scritto tre brani, ossia “Una strada infinita” poi interpretato da Elodie, un brano divenuto qualche anno dopo un duetto tra Ermal e J-Ax (Un’altra volta da rischiare), e un brano poi finito nell’album del 2018 di Ermal “Non abbiamo armi” intitolato “Quello che ci resta”. Dopo questa settimana trascorsa a Milano non ci siamo più sentiti, finché non mi chiamò lui dicendomi “Roberto, mi dai una mano a fare il disco? Devo andare a Sanremo”. Io gli risposi: “Guarda, Ermal, mandami le canzoni e fammi sentire quello che hai, un conto è avere il brano di Sanremo, un altro è avere un progetto, mandami i provini e tutto quello che hai”. Ad essere sincero, io volevo e voglio molto bene ad Ermal trovandomi bene con lui, però volevo sentire tutto il repertorio del disco e non solo un singolo brano, perché sappiamo che un disco è importantissimo, non basta una sola canzone a Sanremo, devi avere un progetto dietro. Altrimenti solo con una canzone non ci fai nulla ed è fine a sé stessa. Mi mandò “Ragazza Paradiso” e “Piccola Anima”, io gli dissi “Ermal, domani vengo a Milano…” perché mi inviò due bombe nucleari e gli ho risposto “queste sono canzoni fortissime” e andai subito a Milano per produrre l’album “Vietato morire”. Oltre alla title-track, anche le due canzoni citate hanno avuto successo: Ragazza Paradiso è andata bene, Piccola anima non ne parliamo. Tra i singoli estratti c’è stato anche Voodoo Love, che io ed Ermal abbiamo scritto insieme (e successivamente è stato pubblicato anche un duetto con i Jarabedepalo), che però ha riscosso meno successo perché è un pezzo più particolare, più etnico, un brano che gli addetti ai lavori hanno apprezzato molto, un brano molto diverso da quello che era il tono dell’album. Sono quei brani che fanno bene nell’economia di un disco, e io sono stato molto contento che sia stato scelto come singolo. Ne valeva la pena: l’escalation è stata buona, perché i quattro singoli hanno tutti riscosso ottimi risultati.


Progetti futuri a livello musicale?

Abbiamo già iniziato il nuovo album di Ermal Meta, ma abbiamo interrotto perché con questo problema del Coronavirus io sono tornato a Roma e aspettiamo di ricominciare al più presto possibile non appena questo momento agghiacciante finisce.


C’è già qualche singolo pronto per l’uscita?

Eravamo andati avanti molto bene, stavamo andando avanti molto bene ma ci siamo interrotti perché è arrivata questa tempesta all’improvviso. Ci sono molti brani già pronti e già provinati ma per il Coronavirus ci siamo fermati e abbiamo deciso di interrompere i lavori.


Cosa pensi di questa situazione che si è creata per il Coronavirus?

La cosa più importante è che questa cosa passi soprattutto per la vita umana, che è la cosa più preziosa che c’è a prescindere dall’economia che è molto difficile da far ripartire, ma la cosa più importante è che la gente stia a casa e che salvaguardi sé stessa e soprattutto i propri cari. La cosa più importante è la vita umana e soprattutto la Natura: Madre Natura si sta ribellando e questo è un segnale. Vediamola così: i Poli si stanno sciogliendo, il Mondo si sta ribellando, Madre Natura si sta ribellando. Noi non siamo i padroni del mondo, il mondo è la nostra casa ma non ne siamo i padroni, noi siamo gli ospiti e pensiamo di esserne i padroni quando non lo siamo, e Madre Natura ce lo sta facendo capire.


venerdì 20 marzo 2020

LE INTERVISTE DI OPERAZIONE NOSTALGIA MUSICALE - Intervista ai Jalisse


Abbiamo pubblicato tante recensioni. Tanti articoli speciali. Tanti report. Tanti editoriali. Ma mai avevamo pubblicato un’intervista sul blog di Operazione Nostalgia Musicale: le interviste ce le siamo sempre conservate per la trasmissione radio. Ma c’è sempre una prima volta. E come primo nome da intervistare sul blog abbiamo scelto un grande nome. Il nome di un duo che in carriera si è tolto, tra le tante soddisfazioni, quella di vincere un Festival di Sanremo (nel 1997) e di piazzarsi ai primi cinque posti dell’Eurovision Song Contest, nell’ultima edizione che vide l’Italia partecipante prima del grande ritorno nel 2011. Non si sono mai fermati e hanno dimostrato di essere una coppia superaffiatata musicalmente parlando e anche (e soprattutto) nella vita: loro sono Fabio Ricci e Alessandra Drusian, meglio conosciuti come i Jalisse.





Martedì 17 Marzo è uscito il vostro nuovo singolo “Non aver paura di chiamarlo amore” insieme ai Teodasia. Parlateci di questo brano.

Fabio: Il brano nasce dal titolo della nostra commedia musicale “Non aver paura di chiamarlo amore”. Una commedia musicale che in realtà è un vero e proprio progetto teatrale itinerante di cui abbiamo messo in scena la prima data il 9 Febbraio e poi per ovvi motivi abbiamo dovuto rimandare. Abbiamo quindi utilizzato il titolo della commedia per crearci una canzone, perché noi sul palco raccontiamo chi siamo, cosa facciamo della nostra vita sul palco e in casa, con l’augurio di comunicare al nostro pubblico di non aver paura di comunicare i propri sentimenti e di raccontarsi. E’ nato quindi il testo della canzone e di conseguenza anche la musica. Abbiamo quindi deciso di contattare una band metal, questo grazie a Mariano Borrelli, nostro collaboratore con il quale abbiamo messo su una sorta di ricerca su Facebook delle band metal del nostro territorio. Ci hanno segnalato i Teodasia, questa band che ha alle spalle più di dieci anni di concerti anche a livello internazionale: li abbiamo sentiti, ci sono piaciuti molto anche come persone, ci siamo ritrovati in studio a creare arrangiamenti adatti, noi nel nostro mondo pop elettronico e loro nel loro mondo metal. Con molta serenità abbiamo tentato quest’esperimento che però sta dimostrando di essere oltre le nostre aspettative ed è uscito fuori un prodotto che non ci aspettavamo essere così particolare ed intenso.


E avete quindi dato anche un tocco un po' più rock al brano grazie alla collaborazione con i Teodasia…

Fabio: Guarda, in realtà per chi ci conosce bene abbiamo spesso aggiunto elementi di rock alle nostre produzioni (anche la stessa Fiumi di parole contiene elementi tipici del pop-rock internazionale del periodo in cui è stata pubblicata). Basti pensare a brani come “Sei desiderio” del 2005 o “Tra rose e cielo” del 2013, pezzi con delle zampate un po' più “aggressive”, che strizzano l’occhietto alle sonorità di gruppi come i Linkin Park, con tanta grinta e tanta potenza. L’idea di lavorare con un gruppo metal però ci mancava, volevamo da tempo metterla in pratica e questa è stata l’occasione. Abbiamo quindi realizzato un nostro sogno che avevamo da tempo.


Oltre la promozione di questo nuovo singolo ci sono anche nuovi progetti all’orizzonte per voi?

Alessandra: Noi già all’inizio di quest’anno abbiamo debuttato in teatro con la nostra commedia musicale, intitolata proprio “Non aver paura di chiamarlo amore”. Abbiamo fatto due spettacoli in quel di Padova e nel frattempo ci stavamo preparando anche per un musical chiamato “Nine to Five”, all’interno del quale io e Fabio reciteremo delle parti molto particolari. Dovevamo debuttare il 7 e 8 Marzo, poi è slittata al 20-21 e adesso aspetteremo tempi migliori per andare in teatro. E nel frattempo non disperiamo perché c’è un’estate intera davanti, ritornerà anche il nostro tour che cambia nome in “Ora 2020” dove andremo in giro per le piazze, sempre con la speranza che al più presto venga debellato tutto questo, perché ci sta tenendo in gabbia a tutti. Ogni tanto devo disintossicarmi dalle notizie negative che i giornali e i telegiornali ci stanno dando in questo periodo, ma mi basta andare a far la spesa per rendermi conto della realtà del nostro Paese e del paesino in cui viviamo. E’ una situazione disperata. Cerco di mettermi nei panni e ripensare a questi poveri dottori, infermieri, volontari che si stanno dando da fare ma immagino che il lavoro che ogni volta fanno sia infinito e a loro va il nostro ringraziamento più grande perché stanno dando anima e corpo a noi italiani.


Fabio, tu cosa pensi del periodo che l’Italia sta vivendo?

Fabio: Ci stiamo scoprendo un po' più tolleranti perché stiamo in casa, stiamo affianco ai nostri cari, stiamo con le nostre compagne e compagni, con i nostri figli, con i nostri parenti, con i nostri animali (per chi può ovviamente). Immagino invece quanta sofferenza provino le persone che abbiano figli o parenti da soli in ospedale perché non possono assisterli (chiaramente non è possibile). E’ un momento di grande sofferenza, un momento di grande attenzione dove chi riesce, chi è in casa (noi siamo fortunati perché siamo tutti in casa, abbiamo un piccolo giardino e riusciamo a stare nel nostro intimo) è invitato a tirar fuori il proprio coraggio e noi abbiamo tirato fuori il nostro coraggio anche facendo concerti in streaming, noi abbiamo fatto un concerto in streaming raccogliendo fondi per l’Ospedale Niguarda di Milano. E’ un modo di poter reagire e cercare di trovare le strade giuste. Pensiamo però anche a quanti si stanno adoperando senza fine e senza un attimo di respiro, come anche gli autotrasportatori. Noi spesso pensiamo ai medici, alla polizia, ai volontari, agli infermieri, ma anche gli autotrasportatori che ogni giorno ci forniscono la materia prima trasportandola nei posti più lontani e attraversando strade deserte da soli correndo e darsi da fare. Un pensiero va all’Italia responsabile, l’Italia che si muove e che ha voglia di fare e di uscire subito e presto da questa situazione di difficoltà enorme. Il monito va invece a quelle persone che non capiscono, che non temono il pericolo e che non hanno capito che non è un gioco, che non servono bravure o goliardate o esibizionismo. Serve l’idea di curare noi stessi e curare gli altri che possono creare problemi ad altri ancora. E’ un effetto domino che dobbiamo fermare prima che diventi sempre peggiore.


Ci sono state tante manifestazioni di solidarietà nel mondo della musica, in particolar modo della musica italiana, per stare vicini al nostro Paese, come per esempio quella della “Radio per l’Italia” consistente nella trasmissione in contemporanea alle ore 11 da parte di tutte le radio dell’Inno di Mameli e di tre brani che hanno fatto la storia della canzone italiana. Cosa pensate dell’iniziativa?

Fabio: E’ fantastica, spero ci sia anche Fiumi di parole! Scherzi a parte, è una bellissima iniziativa, basata sull’idea di trovarci tutti sotto un unico tetto, quello della bandiera tricolore, ci dobbiamo trovare avvolti sotto quest’unica nuvola che gira e che ci coinvolge tutti che è quella del cuore e dell’amore. Dobbiamo quindi cercare di sfruttare tutte queste potenziali iniziative che ci sono d’aiuto anche perché entriamo nelle case facilmente attraverso lo streaming, la radio, la televisione… Complimenti agli ideatori perché così non siamo soli noi e non facciamo stare solo chi ascolta.


I Jalisse e la famiglia. Qual è il rapporto tra voi intesi come coppia e i valori della famiglia?

Alessandra: La famiglia è il valore fondamentale su cui noi abbiamo basato la nostra vita fin da quando ci siamo conosciuti nel lontano 1990, quindi la nostra speranza primaria era quella di creare una famiglia e avere figli (oggi abbiamo due figlie) e portare avanti i valori che ci hanno portato i nostri genitori. Oggi come oggi è quindi importante e fondamentale avere questi pilastri, questi macigni importanti e pesanti perché devono pesare ma li devi sentire. Devi sentire addosso questi valori e devi sentire che esistono, devono entrarti dentro in tutto e per tutto soprattutto in un momento così importante. Il tutto attraverso altri valori come l’altruismo, l’amore verso il prossimo nei confronti di noi stessi e quindi il rispetto e l’unione. Tutte queste cose devono essere forti dentro di noi, per questo devono essere macigni, perché devono essere belle integrate dentro di noi.


Considerate anche i vostri fan e i vostri fan club una famiglia?

Alessandra: Noi li consideriamo una “tribù”, infatti i nostri fan club si chiamano “tribù” seguiti dal nome della città di appartenenza. Da Varese a Lodi, da Reggio Emilia fino ad Ostia e Catania, per dirne alcuni. Sono molto attivi sul web e sui social e si stanno dando da fare per sostenerci, l’hanno sempre fatto e ora ancora di più. Perché “Tribù”? Perché noi nel ’97 abbiamo fatto un album chiamato “Il cerchio magico del mondo” dove le nostre canzoni prendevano spunto dalle simbologie e dal pensiero dei Nativi americani. Ci siamo quindi sempre considerati una tribù, una tribù ha cose semplici tra le mani, ha pensieri puliti e non ha offese nella testa, sempre una parte positiva nel proprio pensiero, una grande unione. In una tribù non c’è nessuno che pensa a sé stesso, in una tribù tutti pensano alla tribù. Rispetto anche per Madre Natura perché i Nativi americani rispettavano fondamentalmente “Madre Terra” e quello che Madre Terra dava alla propria tribù. Mai dare troppo, solo il necessario: questa la filosofia dei nostri fan club.


E’ all’orizzonte un nuovo album contenente, tra le altre cose, la stessa “Non aver paura di chiamarlo amore” e la cover di “Cavallo bianco” dei Matia Bazar?

Fabio: Guarda, questa è un’anticipazione che ancora non possiamo dare perché ci stiamo lavorando, stiamo chiudendo l’album e mancano ancora poche cose. E’ ancora un segreto. Posso dire però che sarà un album fatto in casa, per far capire come in casa passano il loro tempo e raccontano sé stessi attraverso quello che accade, pescando anche un po' nella memoria e in tutto quello che succede. Sicuramente saranno tutti inediti, non ci saranno cover (la cover di Cavallo bianco è un singolo a parte). Più che inediti sono tutti pensieri e riflessioni fatte in questo periodo declinate in musica.

martedì 31 dicembre 2019

Il 2019 di Operazione Nostalgia Musicale mese per mese

Si prospettava un 2019 ricco di grandi sorprese e grandi avvenimenti per Operazione Nostalgia Musicale, e le aspettative sono state mantenute. Il 2019 è stato l'anno che ha certificato ancor di più la crescita di un progetto come Operazione Nostalgia Musicale a livello di consensi social, programma radio ma soprattutto a livello di attività relative allo School Tour, che si supera ancora una volta migliorando i già ottimi dati di presenze del 2018. Intendiamoci: ci sono stati anche avvenimenti negativi, ma come sempre la musica ha il potere di far rialzare dalle cadute riscattandosi con nuovi successi. Analizziamo l'anno di ONM mese per mese!

GENNAIO: Il 1° Gennaio subito si parte in grande stile con l'annuncio della seconda tappa toscana dello School Tour nella storia del progetto: il 12 Gennaio si va al Liceo Il Pontormo di Empoli per la Settimana dello Studente. C'era grande tensione per la paura di un possibile flop di iscritti causa concorrenza di altri corsi richiestissimi e soprattutto per la contemporanea presenza di un concerto di musica dal vivo. E invece, all'arrivo in aula mi ritrovo già 7 persone per poi superare le 40 presenze in aula nella prima ora, dimezzate a 24 nella seconda dopo l'uscita anticipata di alcune classi. Ma, 43 o 24, che calore mi hanno trasmesso i ragazzi del Pontormo! Ancora più bello è stato leggere dei messaggi di ringraziamento e di elogio al corso stupendi durante il viaggio di ritorno a casa, con proposte di corsi anche da Roma, Pistoia e Palermo nello stesso pomeriggio! Sarà bellissimo ritornare al Pontormo il 10 Gennaio 2020 per la serie di corsi che mi aspetterà tra poco più di una settimana (gli altri due sono al Guglielmotti di Civitavecchia e al Gobetti-Volta di Bagno a Ripoli rispettivamente il 7 e 9 Gennaio). Nel mentre, viene annunciata ufficialmente la data d'inizio della terza stagione radio di Operazione Nostalgia Musicale: il 14 Febbraio 2019.

FEBBRAIO: Dopo la fine dei preliminari della Coppa Operazione Nostalgia Musicale e dopo il sorteggio della fase a gironi, va in scena la terza edizione del Sanremo Song Contest, questa volta in collaborazione con il mio grande amico Antonio Damiano, admin di Sanremohistory. E lo vince, trenta esatti anni dopo la sua pubblicazione, Almeno tu nell'universo di Mia Martini sconfiggendo in finale Cambiare di Alex Baroni. Nella stessa settimana, continua lo School Tour con una tappa ormai considerabile tra le "tappe storiche" di ONM: quella del Liceo Joyce di Ariccia (sede succursale di via di Vallericcia) del 7 e 8 Febbraio. Se il 2018 è stato un successo, la tappa ad Ariccia del 2019 è stata quella della "consacrazione" all'interno dell'istituto: è stato il corso con più iscritti il turno con meno iscritti ha fatto 38 persone e nel turno finale si è toccato il record di iscritti per un singolo turno, ben 62! Con entusiasmo alle stelle da parte della stragrande maggioranza degli studenti partecipanti, con cui è nata anche una grande amicizia che va oltre il corso. Ma l'avventura di Operazione Nostalgia Musicale al Joyce non finisce qua: la settimana dopo è previsto in Auditorium l'evento Musica e lingue - La musica unisce i popoli, che a differenza del corso della settimana prima si rivela un flop. Ma questo non rovina di certo quell'indimenticabile "settimana del Joyce". Il 14 Febbraio inizia la nuova stagione radio di Operazione Nostalgia Musicale, che vede il ritorno in regia per le prime puntate di Leonardo Di Silvio nonché la prima sotto la supervisione di Telecountrynews e sotto la regia video di Leonardo Palone e Federico Caracci: subito si parte forte con Seba Barbagallo, protagonista dell'estate 2006 con Domenica d'estate e produttore per artisti come Mario Venuti (il suo successo del 2017 Caduto dalle stelle vede la sua produzione), seguito la settimana dopo da Lisa Panetta, vincitrice della prima edizione di Ora o mai più. E nel mentre continua anche lo School Tour: il 22 e 23 Febbraio si debutta al Liceo Vailati di Genzano, mettendo a segno un altro "sold out". Avevo a disposizione una classe da massimo 35 persone, e in alcuni turni si è riusciti a portarne in classe 36. La partecipazione degli studenti del Vailati è stata silenziosa ma molto attenta e interessata, ed è stato bellissimo vedere tanti ragazzi avvicinarsi a me per farmi i complimenti per il corso e per come è stato gestito, per poi ricevere complimenti anche dai rappresentanti d'istituto. Bella è stata poi la visita a sorpresa del mio (allora) futuro socio radiofonico di Talkedì Francesco Segneri. Intanto, tutto sembra propendere per un Vailati bis nel corso del 2020...

MARZO: Marzo inizia con il grande ritorno di Omar Pedrini ad ONM dopo l'intervista incompleta di maggio 2018, questa volta con Veronica Antonini nel ruolo di co-conduttrice (Veronica è stata un'ex allieva del Guglielmotti… passerà a trovarci il 7 Gennaio come ex alunna?). Segue il 4, 5 e 6 Marzo 2019 un altro corso dello School Tour di grande successo, l'immancabile tappa del Liceo Landi di Velletri, dove tutto è cominciato: il Landi tris ha superato i risultati degli anni precedenti, e non era per niente facile. In alcuni turni sono stati superati i 50 iscritti. Anche qui grande partecipazione e grande entusiasmo da parte degli studenti landini che hanno dimostrato ancora una volta che quando un progetto merita di essere sostenuto non si fanno problemi a sostenerlo. Anche il Landi va verso la conferma per il 2020. Continua intanto la nostra trasmissione radio, con una puntata speciale dedicata alla Festa della Donna in un esperimento già di grande successo nell'edizione 2018, e le successive ospitate di Alessandra "Nikla" Barca (una delle rivelazioni dell'estate 2002 con Il mio cuore protesta), Pietruccio Montalbetti (leader dei Dik Dik) e l'attore Matteo Leoni, noto per aver interpretato il ruolo di Tinelli in Quelli dell'Intervallo su Disney Channel (con un suo compagno di cast, Edoardo Baietti, mio amico e concittadino, nel ruolo di coconduttore). Marzo vede anche il debutto a ONM di Gabriel Lazar come addetto alla regia radio della trasmissione.

APRILE: Continua la terza stagione radio di Operazione Nostalgia Musicale e vede tra gli ospiti l'ex batterista di Rino Gaetano e Banco del Mutuo Soccorso Mario Achilli, uno dei "re" dell'italo dance anni '80 George Aaron, il produttore, autore e direttore d'orchestra per diversi artisti italiani di successo e diverse grandi hits italiane Adriano Pennino, Peter Feuda (uno dei sosia ufficiali italiani di Elvis Presley) e lo youtuber romano da 300.000 iscritti Simone "Sickwolf" Filippone, noto non solo per occuparsi di calcio nei suoi video (e soprattutto della sua squadra del cuore, la Roma) ma anche di altri argomenti tra cui anche la musica. Si sono susseguiti inoltre come coconduttori delle varie puntate nel corso del mese Francesco Segneri (poco prima di un incontro da cui è nata l'idea del nuovo programma "Talkedì" ideato e condotto insieme) e Giampaolo Saragoni, attore e comico veliterno che sta portando per i locali della provincia di Roma e Latina il gioco a quiz "Il Cervellone" (accompagnato come sempre da Davide Brugnoli). Torna poi a fine aprile (il 26 e 27) lo School Tour dopo quasi due mesi di pausa, stavolta al Liceo Marconi di Colleferro. Non ci sono stati i numeroni delle tappe precedenti, ma la bellezza di questa tappa sta nel "pochi ma buoni": tanta tanta partecipazione da parte degli studenti presenti (16 a turno il primo giorno e 6 a turno il secondo giorno) e persino dei professori, che dopo ogni turno si sono complimentati con me per la scelta dei brani cantati e ascoltati.

MAGGIO: Il programma radio entra nella fase clou. Ospiti delle varie puntate il cantautore della provincia di Latina Emanuele Colandrea, vincitore di Musicultura nel 2016, l'attore e comico veliterno Shany Martin, il leader della electrorock band romana degli Exciter's (progetto che nasce come tribute band dei Depeche Mode ma che ha creato anche un percorso "proprio" con inediti di ottima fattura, sfruttando entrambi i progetti durante i live) "Vince" Cripezzi, Vito Caporale (membro storico dei Baraonna), l'ex voce degli Zeropositivo Luca Solbiati, il batterista e fondatore del progetto benefico Rezophonic (che ha visto coinvolti diversi volti noti del mondo della musica, dello spettacolo in generale e dello sport) nonché di Rock TV Mario Riso e il chitarrista Max Cottafavi, in collegamento telefonico proprio durante le prove del tour 2019 negli stadi di Ligabue, di cui è uno dei chitarristi storici (ha collaborato tra gli altri in carriera anche con Gianni Morandi, Irene Grandi e Francesco Renga).

GIUGNO: La stagione 2018-19 di Operazione Nostalgia Musicale volge al termine e lo fa nel modo migliore che possa esserci. Prima con l'ultima tappa dello School Tour al Liceo Mancinelli e Falconi di Velletri in uno scenario finale perfetto per via della combo ex liceo-decennale del primo anno di liceo-corso di fine stagione. Un successo annunciato: più di 40 iscritti a ogni singolo turno per la media iscritti più alta di sempre per una singola tappa dello School Tour e soprattutto classi calorose in 5 turni su 5, regalandomi un gran finale e una celebrazione del "decennale" del mio primo anno di liceo assolutamente da ricordare da qui al resto della mia vita. Il giorno dopo la fine dello School Tour va in onda l'ultima puntata della stagione 2019 di Operazione Nostalgia Musicale, con ospite dell'ultimo minuto Gianluigi "Cabo" Cavallo, voce dei Litfiba nel periodo che va tra il 2000 e il 2006 (con un concerto allo stadio comunale di Velletri, città-sede di Operazione Nostalgia Musicale, nel 2002). Viene, come ogni anno a fine stagione, annunciato il brano vincitore della Coppa Operazione Nostalgia Musicale: è Come nelle favole di Vasco Rossi, che sconfigge Ti fa stare bene di Caparezza in una finale tra successi italiani del 2017 ricca di grandi emozioni (decisivo è stato il coro collettivo su "Come nelle favole" al Mancinelli durante il primo turno del 5 Giugno, con 40 persone su 40 a votare per Vasco). Termina anche la gara delle "Top 5" svoltasi sul nostro canale Instagram che viene vinta dai Queen con I want to break free, che sconfiggerà proprio Come nelle favole nella Supercoppa Operazione Nostalgia Musicale 2019.

LUGLIO/AGOSTO/SETTEMBRE: L'estate di Operazione Nostalgia Musicale è interamente incentrata sulla quarta edizione del Summer Song Contest, di cui poi ad agosto è stata pubblicata la playlist ufficiale sul canale Spotify di ONM. Vincono i Coldplay con Viva la vida sconfiggendo Caparezza con Vengo dalla luna: è il secondo brano degli anni 2000 nonché il secondo brano straniero a vincere la competizione. Per la prima volta, in stile Festivalbar, vengono assegnati anche dei premi speciali: il Premio Facebook (per il brano ad aver ottenuto più punti sulla pagina Facebook) a Neffa con Lontano dal tuo sole, il Premio Instagram (brano ad aver ottenuto più punti sulla pagina Instagram) ad Eros Ramazzotti con Più bella cosa e il Premio School Tour (brano del Summer Song Contest più votato tra i ragazzi dello School Tour) a Mika con Relax (take it easy).

OTTOBRE: Dopo tante peripezie e tanti tentativi, viene rifiutata la proposta di una grande conferenza di inizio stagione di Operazione Nostalgia Musicale nella palestra del Liceo Mancinelli di Velletri prevista per il 7 Ottobre 2019 che avrebbe coinvolto non solo gli studenti della scuola ma anche diversi allievi esterni provenienti dalle altre scuole che hanno abbracciato il progetto Operazione Nostalgia Musicale. Ma otto giorni dopo vengo scelto in rappresentanza della musica per la conferenza "L'arte a Velletri": i video destinati alla conferenza di inizio anno vengono utilizzati per L'arte a Velletri con tanti elogi per il progetto Operazione Nostalgia Musicale. Comincia intanto una nuova stagione di Coppa Operazione Nostalgia Musicale: il tema di quest'anno è il Festival di Sanremo, visto che la prossima edizione sarà quella del 70° anniversario. A inizio ottobre esce inoltre il video ufficiale del corso del Mancinelli del 3, 4 e 5 Giugno 2019, il primo video del nuovo corso del Canale YouTube di Operazione Nostalgia Musicale.

NOVEMBRE: E' il mese delle novità per Operazione Nostalgia Musicale: iniziano nuove rubriche (ONM Trivia e Scegli il brano) per i canali social e soprattutto esce il primo video in cui parlo di aneddoti e curiosità di musica del canale di ONM, con argomento la storia del canale tv musicale Tmc2.

DICEMBRE: L'anno si chiude con l'ultimo corso dell'anno e il primo della stagione 2019-20 dello School Tour: quello del Chris Cappell College di Anzio. Questa volta però non da solo ma con Federica Ciotola, una ex allieva della scuola nonché mia carissima amica, ad affiancarmi e sostituirmi quando ero assente. E nonostante tante difficoltà, tiriamo fuori un buonissimo risultato: da segnalare i 10 partecipanti il primo giorno (quando il corso era stato reinserito la mattina stessa per motivi relativi ai documenti d'identità) e i 14 del turno finale, miglior turno nei due anni in cui ONM ha toccato come tappa il CCC.

E il 2020? Che belle novità ci riserverà? Intanto possiamo dirvi che tra una settimana lo School Tour già riscalda i motori perché il 7 Gennaio ONM sarà al Guglielmotti di Civitavecchia, il 9 Gennaio al Gobetti-Volta di Bagno a Ripoli e il 10 Gennaio al Pontormo di Empoli. E poi a breve vi annunceremo la data d'inizio della quarta stagione di Operazione Nostalgia Musicale su Radio Mania, confermata (e questo è l'importante). Per il resto, non posso che dirvi che...



martedì 5 novembre 2019

MTV Europe Music Awards: tutti i vincitori del Best Italian Act dal 1998 ad oggi


Lo storico trofeo rappresentante le vittorie degli Europe Music Awards.

In principio, fu Eros Ramazzotti. Un italiano inserito grazie ai suoi innumerevoli successi in Italia e fuori nella categoria “Miglior artista maschile” a livello europeo insieme a Bryan Adams, Beck, Nick Cave e George Michael, che la spuntò. Eros si esibì anche dal vivo in rappresentanza del nostro Paese con quella Più bella cosa Correva l’anno 1996: a Londra si svolgeva la terza edizione degli MTV Europe Music Awards. Due anni dopo, nel 1998, anno in cui gli EMA si svolsero al Forum di Assago, il premio “MTV Select” (consistente nella scelta da parte dei telespettatori dei cinque nominati per la categoria) venne diviso in regioni europee, con i Five a trionfare per le Isole Britanniche, Eagle Eye Cherry per il Nord Europa, i tedeschi Thomas D e Franka Potente per l’Europa Centrale, mentre per il Sud Europa, che vedeva in gara cinque artisti italiani, i Bluvertigo. Due anni dopo, nel 2000, nacquero le nomination per nazioni europee e quindi anche il Best Italian Act, il premio degli Europe Music Awards dedicato agli artisti italiani. Andiamo a ripercorrere in questo articolo tutti i vincitori della suddetta nomination (compresi i suoi premi “antenati”) dal 1998 a oggi.


1998. Il contesto è quello citato nell’introduzione, e ad aggiudicarsi il premio sono i Bluvertigo. La band collaborava a stretto contatto con la neo-nata MTV Italia/Rete A, il primo grande canale musicale italiano a tenere testa alla più “anziana” concorrente Tmc2 (la fu Videomusic), e queste collaborazioni incrementarono la popolarità del gruppo che veniva dal successo del fortunato album Metallo non metallo. In gara con loro c’erano anche i 99 Posse (disco di platino per l’album Cortocircuito che li consacrò a livello nazionale), e nientemeno che mostri sacri come Articolo 31 (il loro album Nessuno non andò come il predecessore Così com’è, ma di certo non fece malissimo anche grazie al tormentone estivo La fidanzata), Ligabue (che intanto imperversava nelle sale con Radiofreccia) e il superfavorito Vasco Rossi, il quale visse un 1998 coi fiocchi tra i successi dell’album Canzoni per me e dei singoli estratti Io no, L’una per te e Quanti anni hai, le celebrazioni per i 20 anni di carriera, i 120.000 dell’Heineken Jammin’ Festival di Imola e la vittoria del Festivalbar al ritorno nella manifestazione di casa Salvetti dopo undici anni di assenza.


1999. I premi regionali non vengono più assegnati grazie a MTV Select ma vengono integrati all’intera cerimonia e cambiano nome (a parte quello del miglior artista proveniente da Gran Bretagna e Irlanda). Premi regionali che vanno nelle mani di Boyzone (per le Isole Britanniche), Lene Marlin (per il Nord Europa), Xavier Naidoo (per la Germania), mentre per l’Italia il Best Italian Act va ad Elio e le Storie Tese. Anche loro come i Bluvertigo l’anno prima si aggiudicano il premio contro ogni pronostico, considerando chi concorreva con loro in nomination. Gli Elii venivano dalla pubblicazione di un album dal titolo difficile da pronunciare o scrivere (ho dovuto ricorrere al copia e incolla: Craccracriccrecr), anticipato da Discomusic, uno dei tanti tormentoni di quella fantastica estate, nella quale si lanciarono in una memorabile performance al Festivalbar proprio con questo brano (playback nella prima strofa e poi tutti immobili mentre la base continua durante il resto del brano). Un disco ricco di citazioni e ispirazioni a filoni musicali per ogni brano nonché uno dei dischi più sottovalutati di Elio e compagni. Come detto prima, gli Elii si aggiudicarono il Best Italian Act 1999 a sorpresa considerando la concorrenza… volete sapere i nomi? Negrita (quell’anno lanciatisi in grande stile al grande pubblico grazie all’album Reset, nella cui tracklist spiccano due classici come Mama maé e In ogni atomo), Alex Britti (annata da incorniciare per lui con la vittoria delle Nuove Proposte di Sanremo e del premio Rivelazione dell’estate 1999 del Festivalbar), Jovanotti (cinque dischi di platino con l’album Capo Horn, trionfo al Festivalbar dove vince l’edizione col brano Un raggio di sole e si aggiudica anche il Premio Album) e ancora una volta Vasco Rossi, reduce dal successo del Rewind Tour e del doppio CD live con DVD omonimo (trainato dall’omonimo singolo-tormentone) che immortala lo storico concerto di Imola del 20 Giugno 1998 citato un po' di righe sopra, nonostante un’annata difficile dovuta alla morte del suo chitarrista Massimo Riva. E, ultima cosa ma non meno importante: non era in nomination, ma a rappresentare l’Italia sul palco di quell’edizione degli EMA c’era nientemeno che Luciano Ligabue, che per l’occasione presentò il singolo L’odore del sesso, secondo estratto da Miss Mondo ’99, rivelandosi il terzo artista italiano dopo Eros Ramazzotti e Jovanotti ad esibirsi alla cerimonia. Questo la dice lunga sul momento magico che la musica italiana stava vivendo…


2000. E’ l’anno del passaggio dai premi regionali a quelli divisi per nazioni europee, che videro tra i vincitori Westlife (Gran Bretagna e Irlanda), Bomfunk MC’s (Scandinavia), Modjo (Francia) e Guano Apes (Germania). In Italia è la volta di un’altra band, capitanata da un ventottenne Samuel Romano, di cui avremmo sentito molto parlare nel corso degli anni: i Subsonica. Il 1999-2000 per i Sub è stato un biennio da applausi, grazie al successo di quel capolavoro chiamato Microchip Emozionale di cui nelle prossime settimane uscirà nei negozi di dischi un’edizione celebrativa nella quale gli stessi Subsonica duetteranno in nuove versioni di tutte le tracce dell’album (il progetto avrà come titolo Microchip Temporale) con diversi volti di punta della musica italiana attuale come Achille Lauro, Coez e Lo Stato Sociale scomodando anche un nome di peso come quello di Elisa. Il disco venne certificato platino anche grazie al successo di singoli come Colpo di pistola, Liberi tutti (in collaborazione con Daniele Silvestri), Discolabirinto e soprattutto la sanremese Tutti i miei sbagli. Ah, e volete sapere con chi duetteranno i Sub in questi quattro brani nel progetto celebrativo in uscita tra pochi giorni? Nitro, Lo Stato Sociale, Cosmo e Motta. I Subsonica si aggiudicarono la categoria sconfiggendo Carmen Consoli (anche lei a Sanremo quell’anno, tirò fuori quell’anno Stato di necessità, il suo album di maggior successo commerciale con 300.000 copie e 3 dischi di platino all’attivo, con tre hits come In bianco e nero, L’ultimo bacio e Parole di burro), Paola e Chiara (che oltrepassano i confini italiani col tormentone estivo Vamos a bailar, premio Radio al Festivalbar), Piero Pelù (debutto da solista con i fiocchi per lui: triplo platino per l’album Né buoni né cattivi e grande successo per i singoli Io ci sarò, Toro loco e Bomba Boomerang, con gli addetti ai lavori che prevedevano di lì a qualche anno dopo possibili date negli stadi per il rocker toscano) e soprattutto i Lunapop, favoriti della vigilia, il gruppo rivelazione dell’anno, che veniva da un Festivalbar che li vide vincitori con Qualcosa di grande, uno dei tanti successi storici presenti nel loro primo e unico album Squerez, il disco italiano più venduto del 2000 con certificazione di disco di diamante grazie a ben 1,3 milioni di copie vendute.


2001. Tra i più popolari vincitori dei premi nazionali di quell’edizione degli EMA troviamo Manu Chao, Craig David, le t.A.T.u. (che in Italia si faranno conoscere con un anno di ritardo) e i Safri Duo. E per l’Italia? La vincitrice del Best Italian Act 2001 fu Elisa. Il suo 2001 verrà ricordato per la vittoria al Festival di Sanremo con Luce (tramonti a nord est) in una sfida tutta al femminile con Giorgia (Di sole e d’azzurro) e tra due brani che vedono entrambi la firma di Zucchero. Luce centrerà la doppietta vittoria-Premio della Critica e proprio dopo Giorgia ed Elisa diventa la seconda artista per ordine cronologico a poter vantare questo privilegio. Nel periodo degli EMA era invece in rotazione radiofonica Heaven out of hell, primo estratto dall’album Then comes the sun, certificato triplo platino nel 2002. Gli altri concorrenti erano i Marlene Kuntz (oro per l’album Che cosa vedi che vede anche la collaborazione con Skin degli Skunk Anansie), Neffa (che iniziò quell’anno la svolta pop lanciata dal tormentone estivo La mia signorina), i Tiromancino (che bissarono il successo de La descrizione di un attimo con il fortunato singolo Due destini) e Valeria Rossi (una delle regine dell’estate 2001 con quella Tre parole che le valse il Premio Rivelazione del Festivalbar).


2002. Dopo la vittoria del 2000, tocca ancora ai Subsonica, che diventano così il primo nome ad entrare nell’albo d’oro del Best Italian Act per più di una volta e (record in carica ancora oggi) il gruppo ad aver vinto più volte il riconoscimento insieme ai Finley (due vittorie anche per loro). Dopo il successo di Microchip emozionale, a gennaio esce Amorematico, anticipato dal singolo Nuvole rapide e trainato in estate da Nuova ossessione, divenuto uno dei brani più popolari del repertorio della band torinese. Il tour 2002-2003 spopola e i Subsonica si consacrano definitivamente al grande pubblico. I Sub la spuntano sul favorito della vigilia Tiziano Ferro, che si presenta comunque a Barcellona per premiare (insieme alle Las Ketchup) i Red Hot Chili Peppers vincitori della categoria Best Rock (fece molto discutere la scelta di un artista e un gruppo non appartenenti al rock ma al pop per premiare il vincitore di categoria). L’artista latinense, ai tempi 22enne, aveva già raggiunto grande popolarità in tutta Europa con l’album Rosso relativo (triplo platino in Italia, platino in Spagna e Svizzera e oro in Belgio, Francia e Turchia), il primo di una lunga serie di successi e soddisfazioni fino a diventare il top player della musica italiana che è oggi. Aggiungiamoci anche il Premio Rivelazione del Festivalbar 2002 (con le lacrime al momento della premiazione che entreranno di diritto nella storia della kermesse) per coronare un’annata indimenticabile. Presenti nella categoria anche i “nuovi” Articolo 31, quelli del passaggio dall’hip-hop al rap’n’roll di Domani smetto (disco di platino poi nuovamente certificato oro nel 2018 grazie al riazzeramento della FIMI), Francesco Renga (Tracce di te, ottava a Sanremo, e Dove il mondo non c’è più si aggiungono alla lista dei primi successi da solista dell’artista bresciano prima della definitiva consacrazione) e i Planet Funk, che grazie alla collaborazione con Dan Black alla voce continuano a conquistare l’Europa con hits iconiche come Inside all the people, The switch e Who said. Le nomination nazionali quell’anno vedono tra i vincitori anche i Coldplay per la regione britannica.


2003. I Gemelli Diversi avevano già diverse hits all’attivo. Ma il loro biennio d’oro è stato il 2002-2003, quello del grande successo dell’album Fuego (contenente tra le sue tracce Mary, Tu no e Tu corri), certificato doppio platino per le sue 250.000 copie vendute. Tra i singoli citati fu soprattutto Mary, storia di una ragazza che subì violenze sessuali dal padre, a trainare il disco, e il successo fu tale da mantenerlo in rotazione radiofonica fino a estate inoltrata con partecipazione al Festivalbar. I traguardi raggiunti portarono il quartetto milanese ad aggiudicarsi il Best Italian Act 2003 degli Europe Music Awards di Edimburgo. Nomination composta da (compresi i GDV) ben quattro gruppi (gli altri tre sono i Negrita – che uscirono a testa altissima da un Sanremo concluso al 18° posto che riscattarono con le vendite della raccolta Ehi Negrita e col successo del singolo estivo Magnolia – i Tiromancino – loro nella stagione della consacrazione grazie al doppio platino dell’album In continuo movimento, anticipato da Per me è importante – e Le Vibrazioni, vincitori del Premio Rivelazione del Festivalbar 2003 per merito dei successi dell’omonimo album di debutto e dei singoli Dedicato a te e In una notte d’estate, seguiti in autunno da Vieni da me) e una donna, Carmen Consoli, che ripeté il successo del predecessore Stato di necessità con il doppio platino de L’eccezione, contenente tra i brani più noti il singolo omonimo, Pioggia d’aprile e Fiori d’arancio. Per quanto riguarda il resto d’Europa, i premi nazionali andarono tra gli altri ai Darkness (Irlanda e Gran Bretagna), ai Rasmus (Scandinavia) e a Tiesto (Germania).


2004. Gli Europe Music Awards tornano in Italia, a Roma, con due palchi distinti: uno in piazza del Colosseo e l’altro all’Ippodromo delle Capannelle. E, dopo aver sfiorato la vittoria del Best Italian Act due anni prima, Tiziano Ferro si prende la rivincita: il premio stavolta va a lui. 111 lo consacra definitivamente al grande pubblico, con due ballate come Sere nere e Non me lo so spiegare entrate di diritto tra i brani italiani più popolari degli anni 2000. Arriva la certificazione di disco di diamante e la consacrazione anche in America Latina, con il doppio platino in Messico e l’oro in Argentina. Proprio Ferro chiuse la serata in grande stile con la performance di Sere Nere cantata sotto una pioggia di coriandoli, e lui insieme ad Elisa e Carmen Consoli rappresentò l’Italia in quell’edizione romana a livello di performance (le due donne si esibirono invece in un set composto da diversi brani in Piazza del Colosseo). Anche Elisa era in nomination per il Best Italian Act, fresca di pubblicazione dell’album Pearl Days che di lì a poco verrà certificato doppio disco di platino, e con lei gli Articolo 31 che con Italiano medio bissano il successo del predecessore Domani smetto, un Caparezza entrato nelle grazie del grande pubblico con le hits Vengo dalla Luna e Fuori dal tunnel che trascinano l’album Verità supposte in alto nelle classifiche di vendita e i Linea 77, il successo del cui album Numb pubblicato nel 2003 prosegue anche nel 2004. Per quanto riguarda il resto d’Europa, degna di nota la vittoria dei Muse del premio “miglior artista/gruppo proveniente da Gran Bretagna e Irlanda”: per Matt Bellamy e compagni è il secondo premio dell’edizione dopo il Best Alternative Act (per il miglior gruppo o artista alternative rock dell’anno).


2005. Che nomi nella categoria Best Italian Act di quell’anno: Laura Pausini, Giorgia, Francesco Renga, Negrita e Negramaro. Dopo i risultati sottotono del progetto in inglese From the inside, Laura torna in grande stile a fine 2004 con l’album Resta in ascolto, che si avvale di importanti firme come quelle dell’amico Biagio Antonacci, di Vasco Rossi e persino di Madonna. L’album viene certificato quadruplo disco di platino in Italia, doppio platino in Svizzera, platino in USA e Messico e oro in Francia e Spagna, con riconoscimenti come il Grammy al miglior album pop latino nel 2006 e il Latin Grammy per il miglior album pop femminile nel 2005. E, manco a dirlo, il tour registra sold out in tutto il mondo, e al Festivalbar si aggiudica il Premio Tour chiudendo la prima serata finale. Giorgia era in un periodo di crisi personale, in cui addirittura aveva pensato di smettere di cantare per le troppe pressioni all’interno del mondo discografico, ma nonostante tutto il live MTV Unplugged vende 230.000 copie vendute (triplo platino) trainato dall’inedito Infinite volte e dalla cover in duetto con Ricky Fanté di I heard it to the grapevine di Marvin Gaye. La svolta “latina” dei Negrita viene premiata dal grande pubblico, che porta l’album L’uomo sogna di volare alle 100.000 copie vendute, e dalle radio, che in estate trasmettono all’impazzata Rotolando verso sud e in autunno tentano il bis con la tracklist. Per Francesco Renga il 2005 è l’anno della consacrazione dopo un 2004 già particolarmente felice per soddisfazioni a livello musicale e non: Angelo si aggiudica il Festival di Sanremo 2005 contro i pronostici che vedevano papabile vincitore Gigi D’Alessio (lui secondo proprio dietro Renga nella categoria Uomini) e l’album Camere con vista, contenente altri successoni come Ci sarai, Meravigliosa (la luna) e Un’ora in più vola in classifica. Nessuno di loro, però, vinse il premio. Perché a spuntarla fu il gruppo italiano rivelazione dell’anno: i Negramaro. Eliminati subito nella gara delle Nuove Proposte di Sanremo, con il singolo Mentre tutto scorre e l’omonimo album scalano le classifiche di vendita. Con l’album che rimane ai primi posti per tutto il resto dell’anno e anche nel corso del 2006 con 83 settimane di permanenza tra i 50 dischi più venduti in Italia (Estate, Solo 3 minuti e Nuvole e lenzuola gli altri singoli estratti), raggiunge il traguardo del disco di diamante e i salentini vincono il Premio Rivelazione del Festivalbar 2005. Uno dei “Best Italian Act” più meritati di sempre. I Negramaro sono in buona compagnia, perché ad aggiudicarsi i premi nazionali si possono leggere anche i nomi di Rammstein (Germania), Rasmus (Finlandia), Anouk (Olanda) e soprattutto Coldplay (Gran Bretagna e Irlanda), quell’anno vincitori anche del premio per la miglior canzone (Speed of sound).


2006. Claudio Cecchetto colpisce ancora. Dopo aver scoperto diversi talenti negli anni ’90, non perde il fiuto negli anni 2000 e nel 2006 produce insieme a Pierpaolo Peroni con grande successo quattro ragazzi della provincia di Milano, noti come i Finley. MTV inizia a trasmettere i loro video e i loro singoli riscuotono successo. Arriva l’estate 2006, e tutto quello che questi ragazzi iniziano a toccare diventa oro: Diventerai una star e la nuova versione di Dentro alla scatola di Mondo Marcio sbancano le classifiche e si ritagliano un ruolo da protagonisti al Festivalbar pur uscendone senza premi. Arriva il doppio platino per l’album Tutto è possibile e i Finley si consacrano come nuovi idoli delle teenagers italiane, arrivando a vincere il Best Italian Act degli Europe Music Awards 2006. Con loro in nomination Tiziano Ferro (anche stavolta presente alla cerimonia), che sforna un altro album di successo dal titolo Nessuno è solo (tra i pezzi più noti Ed ero contentissimo, Stop! Dimentica e Ti scatterò una foto), Jovanotti per il quale nel 2006 continua il successo del fortunato album Buon sangue uscito l’anno prima, il già citato Mondo Marcio e i Lacuna Coil, che consacrarono il loro successo a livello internazionale (persino negli Stati Uniti) con l’album Karmacode, contenente la cover del brano Enjoy the silence dei Depeche Mode e certificato in Italia come disco d’argento, traguardo più che ottimo considerando che il metal nel nostro Paese è considerato (purtroppo) un genere di nicchia (soprattutto se prodotto da artisti italiani, penalizzati dalla tendenza all’esterofilia di gran parte degli appassionati di metal nostrani). Anouk e The Kooks tra i trionfatori delle nomination nazionali degli EMA 2006, mentre il premio “miglior artista africano” (istituito nel 2005) andò ai Freshlyground.


2007. Fa strano dirlo, visto il nome che porta, ma a sorpresa il Best Italian Act 2007 lo vinse J-Ax, contro i favori dei pronostici che vedevano vincitori i Negramaro o Elisa mai come quell’anno campioni di vendite. Ax, che aveva sempre sfiorato la vittoria del premio come membro degli Articolo 31 in tre distinte occasioni, se lo aggiudica al debutto da solista, e che debutto: Disanapianta viene certificato disco di platino per le 70.000 copie vendute, al di là di ogni previsione, trainato da tre singoli di successo come Ti amo o ti ammazzo, Piccoli per sempre e, in estate, + Stile in collaborazione con i The Styles di Guido Style che a breve diventerà produttore dello “Zio” fino al 2013. Anche i già citati Negramaro ed Elisa come detto prima venivano da un 2007 indimenticabile: i pugliesi pubblicano La Finestra, disco di diamante che aprirà loro le porte dello Stadio San Siro l’anno successivo (e alzi la mano chi non abbia mai sentito almeno una volta anche per errore brani come Parlami d’amore – l’ultimo brano vincitore del Festivalbar di sempre – L’immenso, Cade la pioggia – in duetto con Jovanotti – o Via le mani dagli occhi?), mentre la cantautrice friulana pubblica la fortunata raccolta Soundtrack ’96-’06, il suo maggior successo commerciale con 600.000 copie e un disco di diamante all’attivo (e da novembre 2006 a metà marzo 2007 non è mai scesa dalle prime due posizioni della classifica di vendite!), con quattro inediti uno più popolare dell’altro (Gli ostacoli del cuore in duetto con Ligabue che ne è autore, Eppure sentire, Stay e Qualcosa che non c’è), e a chiudere un bel Premio Speciale al Festivalbar 2007 (primo e unico premio nella kermesse estiva per Elisa in carriera). In nomination anche gli Zero Assoluto, freschi di platino con l’album Appena prima di partire, e Irene Grandi, anche lei nei negozi di dischi con una raccolta di successo, Irenegrandi.hits, arrivato al platino grazie alla riuscita cover di Mina in Sono come tu mi vuoi e soprattutto grazie al tormentone estivo Bruci la città, premiato al Festivalbar come brano più trasmesso dalle radio dell’estate 2007. Le nomination nazionali-regionali di quell’edizione degli EMA vanno tra gli altri anche ai Muse per le Isole Britanniche, a Sasha per la Germania (che ospitava l’edizione) e gli Within Temptation per il Benelux.


2008. Secondo tentativo, seconda vittoria. I Finley, con la vittoria del Best Italian Act 2008, si piazzano in testa a pari merito con i Subsonica nella classifica del premio e ancora oggi detengono il record di band ad aver vinto il riconoscimento più volte sempre in coabitazione con i torinesi (il record generale verrà superato qualche anno dopo, ma di questo si parlerà più tardi nel corso dell’articolo). Il successo dell’album Adrenalina, pubblicato l’anno prima, continua con la partecipazione a Sanremo, che li vede quinti classificati con il brano Ricordi, inserito nella riedizione Adrenalina 2. Altro giro, altro platino. Oggi i Finley sono tra i più apprezzati conduttori radio del panorama italiano, con grandi ascolti per le loro trasmissioni su Radio Kiss Kiss prima e Radio 101 poi. In nomination quell’anno anche Fabri Fibra (platino per l’album Bugiardo, di cui In Italia è il brano più noto anche grazie alla versione cantata in duetto con Gianna Nannini), i Baustelle (platino per Amen), Marracash (oro per l’album omonimo di debutto, trainato dal tormentone estivo Badabum cha cha) e i Sonohra vincitori delle Nuove Proposte di Sanremo 2008. Premi nazionali-regionali anche per Leona Lewis (regione britannica) e i Nightwish (Finlandia).


2009. Forse la vittoria di un Best Italian Act più clamorosa di sempre. In gara Tiziano Ferro (alla sua quarta nomination in carriera e stavolta dopo il suo primo concerto all’Olimpico e poco prima di ottenere la palma di album più venduto in Italia dell’anno con Alla mia età), Giusy Ferreri (rivelazione del 2008-09 e una delle pioniere dell’invasione talent del periodo, con Gaetana disco di diamante in Italia e platino in Grecia), J-Ax (i due album Rap’n’Roll e DecaDance eguagliano il successo del loro predecessore Disanapianta e si guadagnano un platino a testa) e gli Zero Assoluto (Sotto una pioggia di parole è il loro ultimo album a portarsi a casa una certificazione, quella di disco d’oro, e Per dimenticare entrerà nei loro tre brani più noti insieme a Svegliarsi la mattina e Semplicemente divenendo uno dei tormentoni dell’estate 2009). Qualcuno dirà: manca qualcuno. E quel qualcuno è proprio il gruppo vincitore: a grandissima sorpresa vincono i Lost, idoli delle teenager del periodo. Dopo il successo dell’album di debutto XD, la band vicentina ne bissa i risultati certificando oro il secondo album Sospeso. I volti più noti tra i vincitori delle nomination estere sono principalmente one hit wonder almeno qui in Italia, come la svedese Agnes e la britannica Pixie Lott (qui in Italia note per le loro hits estive Release me e Mama do).


2010. Siamo in piena “era talent” e per la prima volta il vincitore di un talent show nonché un reduce da un talent show si aggiudica il Best Italian Act degli Europe Music Awards: and the winner is Marco Mengoni. Dopo la vittoria ad X-Factor a fine 2009, a 22 anni l’artista viterbese non sfigura a Sanremo, classificandosi terzo con Credimi ancora, da molti considerato il brano vincitore morale dell’edizione per via della discussa vittoria di Valerio Scanu e soprattutto del secondo posto del trio Emanuele Filiberto-Pupo-Luca Canonici. Dopo il platino dell’EP di debutto Dove si vola, l’album post-Sanremo Re matto viene certificato triplo platino: è l’inizio di una carriera ricca di successi per il ragazzo. E le soddisfazioni non finiscono qui: perché oltre al Best Italian Act, Mengoni viene eletto miglior artista europeo dell’anno durante la cerimonia. E’ nata una stella. Marco sbaraglia la concorrenza di ben altri tre reduci da Sanremo: Malika Ayane, i Sonohra e Nina Zilli. Concludono la nomination i Dari, in uno dei pochi casi di inserimento in nomination nonostante un flop di vendite. Oltre a Mengoni, tanti i volti noti vincitori dei premi regionali-nazionali degli EMA 2010: possiamo trovare infatti la romena Inna (seconda vittoria di fila per lei), il dj serbo Gramophonedzie (Why don’t you è stato uno dei tormentoni dell’estate 2010 e ancora oggi in molte radio va forte), i gallesi Marina and The Diamonds, l’olandese Caro Emerald (in stato di grazia a inizio decennio, con all’attivo hits come Back it up, A night like this e Stuck) e soprattutto Enrique Iglesias.


2011. Correva l’anno 2010. Dopo una lunga gavetta, i Modà trovano il supporto delle radio nazionali più ascoltate (grazie al progetto Ultrasuoni che coinvolgeva RTL 102.5, RDS e Radio Italia) e Sono già solo è uno dei brani più trasmessi radiofonicamente parlando dell’estate 2010. Kekko Silvestre e compagni fanno il bis in autunno con La notte. Due pezzi che anticipano l’uscita di un album intitolato Viva i romantici pubblicato a ridosso di Sanremo, perché la band debutta nella categoria Big all’Ariston con il brano Arriverà in duetto con la vincitrice di Amici Emma Marrone. Il brano arriva secondo dietro un capolavoro come Chiamami ancora amore di Roberto Vecchioni, volerà in vetta alle classifiche e trascinerà ai primi posti anche il suddetto album dei Modà. Che a fine anno porteranno a casa un secondo posto nella graduatoria dei dischi più venduti del 2011 dietro un certo Vasco Rossi. E, dopo un singolo di successo dietro l’altro, arriva anche il riconoscimento del Best Italian Act. Sconfiggendo un mostro sacro come Jovanotti che dall’album Ora estrae anche lui una hit dopo l’altra (Tutto l’amore che ho, Le tasche piene di sassi, Il più grande spettacolo dopo il big bang e La notte dei desideri), i Negramaro che portano a casa quattro platini con Casa 69, Fabri Fibra e il grande successo dell’album Controcultura che gli regala il successo di massa (triplo platino arrivato anche grazie a singoli come Vip in trip e il tormentone invernale Tranne te) e, per quanto riguarda le quote rock, i Verdena. All’estero, si aggiudicano i premi regionali Adele (regione britannica), l’ex Rasmus Lauri Ylonen (Finlandia), gli Swedish House Mafia (Svezia) e Alexandra Stan (Romania), citando solo i volti più conosciuti nel nostro Paese.


2012. E’ l’anno del nuovo boom del pop rap italiano, con MTV a fare tra i principali promotori dell’exploit. Tra gli artefici del boom c’è Emis Killa: proprio lui si aggiudica il Best Italian Act degli Europe Music Awards. Platino con l’album L’erba cattiva, in esso è contenuto il brano che ha lanciato il rapper milanese, ossia Parole di ghiaccio, entrato a marzo in rotazione radiofonica e rimasto in programmazione fino a estate inoltrata. Killa vinse su altri colleghi di genere come Marracash e i Club Dogo (quell’anno protagonisti dell’estate con il singolo PES) e persino su volti storici della musica italiana come Giorgia e Cesare Cremonini, entrambi commercialmente rinati dopo un periodo di popolarità in calo ed entrambi con all’attivo i brani italiani più trasmessi dalle radio dell’anno (Tu mi porti su e Il comico). Per le altre nazioni europee, i nomi più conosciuti nel nostro Paese – anche grazie a una sola canzone – della lista dei premiati per nazione sono One Direction (UK/Irlanda), Afrojack (Olanda), Milow (Belgio), Shaka Ponk (Francia) e DJ Antoine (Svizzera).


2013. Voglioso di rivincita dopo il terzo posto del 2010, Marco Mengoni torna a Sanremo in grande stile con una ballad che ha le carte in regola per conquistare il grande pubblico: L’essenziale. Le promesse vengono mantenute: il brano vince il Festival, si piazza bene anche all’Eurovision Song Contest e diventa uno dei brani pop italiani più popolari degli anni 2010. Trainando l’album Pronto a correre al triplo disco di platino e portando il relativo tour a diversi sold out nei palazzetti italiani. Va alla grande in estate anche la tracklist, che vede tra gli autori Mark Owen dei Take That ed Ermal Meta. Risultati che fanno sì che Marco sia il primo artista solista a vincere per più di una volta il Best Italian Act agli Europe Music Awards di MTV, eguagliando nella classifica generale del premio Subsonica e Finley. Sconfitta in nomination anche un’altra ex talent che ha fatto del 2013 un anno fortunato (Emma Marrone, che certifica triplo platino l’album Schiena), due esponenti di grido del rap come Fedez e Salmo e un Max Pezzali in periodo di celebrazioni per i 20 anni di carriera, festeggiati degnamente con il successo della raccolta Max 20 e del singolo di lancio L’universo tranne noi. Fu inoltre il primo anno in cui le nomination regionali non vengono più assegnate solo a livello europeo con divisione per il resto del mondo ma a livello mondiale, con Avicii, One Direction, Miley Cyrus, Lorde e Stromae tra i premiati.


2014. Non accadeva dal 2001, anno della premiazione di Elisa, che una donna vincesse il Best Italian Act degli Europe Music Awards, per tredici anni ad appannaggio maschile: la striscia negativa femminile viene interrotta da Alessandra Amoroso. Che diventa la prima ex Amici nonché la seconda ex talent a vincere il premio. La Amoroso veniva da un album prodotto tra gli altri da un veterano degli EMA, Tiziano Ferro, intitolato Amore puro che vende 100.000 copie ottenendo un doppio disco di platino. La Amoroso non era però la sola donna in nomination perché in lizza per il premio c’era anche Giorgia (doppio platino anche per lei con l’album Senza paura, accompagnato da successi quali Quando una stella muore, I will pray – in collaborazione con Alicia Keys – Non mi ami e Io fra tanti). Ben rappresentato anche il rap, con tre nominati: Emis Killa (che firma la colonna sonora delle partite del Mondiale trasmesse da Sky, Maracanà) e i Club Dogo per il pop-rap, e Caparezza (dieci anni dopo la prima nomination agli EMA) per il conscious rap (platino per il concept album a tema arte Museica). 5 Seconds of Summer, Enrique Iglesias, Lorde, Justin Bieber e ancora una volta One Direction tra gli altri vincitori delle nomination nazionali di tutto il mondo.


2015. A Milano ha luogo l’EXPO e nel capoluogo lombardo si fanno le cose in grande: gli Europe Music Awards tornano in Italia dopo 11 anni e tornano al Forum di Assago dopo 17 anni. E dopo 11 anni un artista italiano torna ad esibirsi durante la cerimonia: si tratta di Andrea Bocelli che esegue diversi brani in lingua inglese insieme a Tori Kelly. E quanto al Best Italian Act? Proprio nell’anno del ritorno in Italia della manifestazione Marco Mengoni entra nella storia dei premi aggiudicandosi il premio per la terza volta in carriera e battendo il record di artista ad aver vinto più volte il premio, sorpassando Subsonica e Finley. E lo fa in un anno in cui pubblica due album entrambi fortunati: uno a gennaio, intitolato Parole in circolo, triplo platino e contenente tre hits del calibro di Guerriero, Esseri umani e Io ti aspetto, e uno a fine anno, dal titolo Le cose che non ho, anticipato da Ti ho voluto bene veramente e che ha superato i risultati di vendita del predecessore (quattro platini). Mengoni, come nel 2010, vincerà anche il Best European Act. Sconfitti altri concorrenti di grido (in una categoria tutta al maschile) come Tiziano Ferro, reduce dal primo tour negli stadi in carriera e dal successo del suo primo Best Of, un Fedez consacratosi al grande pubblico con il quadruplo platino Pop-Hoolista, l’allora amico e socio J-Ax tornato ai livelli di popolarità dei tempi degli Articolo 31 con l’album Il bello d’esser brutti (contenente il tormentone estivo Maria Salvador che più di tutte le altre tracce del disco lo ha trascinato al triplo platino) e il gruppo rivelazione dell’anno dei The Kolors, in vetta alle classifiche per tutta l’estate con l’album Out dopo la vittoria ad Amici. Per le nomination relative al resto del mondo, vincono ancora 5 Seconds of Summer e Justin Bieber, e insieme a loro tra gli altri Lukas Graham e Taylor Swift.


2016. Tornano a trionfare i teen idol nella categoria Best Italian Act degli Europe Music Awards: il premio va infatti a Benji e Fede al debutto nella manifestazione. I due modenesi venivano dal successo dell’album 20:05 che in quell’esatto momento stavano bissando con 0+ (rispettivamente platino e doppio platino). La vittoria arrivò un po' a sorpresa visto che a differenza di altri concorrenti non avevano ancora la hit radiofonica che li consacrasse alla massa nonostante il successo nella categoria album e sul web, ma anche il successo radiofonico non tarderà ad arrivare e da quel momento ogni loro singolo entrerà nella Top 20 della classifica dei brani più trasmessi nelle radio. In categoria con loro anche Emma (doppio platino per Adesso), Alessandra Amoroso (triplo platino per Vivere a colori, album più venduto in Italia nella prima metà del 2016), Francesca Michielin (secondo posto al Festival di Sanremo e partecipazione all’Eurovision Song Contest) e Salmo (doppio platino per Hellvisback). Pochi i volti noti in Italia a vincere le altre nomination nazionali, e tra questi abbiamo Shawn Mendes, Ariana Grande, Zara Larsson e Alan Walker.


2017. Tutta al maschile la categoria Best Italian Act 2017. Sesta nomination in carriera per Tiziano Ferro, in un altro anno alle prese con gli stadi, ma stavolta per supportare un album di inediti (Il mestiere della vita, cinque volte disco di platino). Torna in lizza anche un Fabri Fibra in grande spolvero e rilanciatosi dopo il flop di vendite di Squallor (Fenomeno riceve il doppio disco di platino e singoli come Pamplona e Stavo pensando a te scalano le classifiche di vendite e passaggi radiofonici, con il primo che si aggiudica il Wind Summer Festival). Uno dei pezzi citati, Pamplona, vede la collaborazione di un gruppo anch’esso in gara per il premio, i Thegiornalisti: il successo dell’album Completamente sold out e del singolo estivo non contenuto in esso Riccione rendono Tommaso Paradiso e compagni il gruppo rivelazione dell’annata, dando il là all’affermazione di massa dell’it-pop. Infine, due reduci da un Festival di Sanremo ricco di successi: Francesco Gabbani ed Ermal Meta. Il primo ne esce da vincitore diventando il primo artista a vincere nella categoria Big dopo essersi imposto l’anno prima nelle Nuove Proposte, con Occidentali’s karma che scala le classifiche di tutta Europa e riporta in testa alle classifiche dei libri più venduti in Italia saggi che hanno ispirato la composizione del pezzo, e Tra le granite e le granate che vince il primo Power Hits Estate, da RTL 102.5 considerato il nuovo Festivalbar. Il secondo invece all’Ariston arriva terzo con il brano Vietato morire (che si aggiudicherà il Premio della Critica) che fa decollare in positivo la sua carriera: l’omonimo album debutta al primo posto della classifica degli album più venduti in Italia, ottiene il disco di platino e porta l’italo-albanese a imporsi in una categoria Best Italian Act tra le più equilibrate delle edizioni degli EMA degli anni 2010. Nelle categorie nazionali del resto del mondo Shawn Mendes, Alan Walker e Zara Larsson bissano i loro trionfi dell’anno prima e a sorpresa in Spagna si aggiudica il premio Miguel Bosé, che ha dimostrato di non essere mai passato di moda ed essere uno degli artisti più amati da gente di tutte le età in Patria.


2018. Annalisa è la terza donna a vincere il premio Best Italian Act agli Europe Music Awards (la seconda ex Amici e la terza ex talent), e lo fa dopo una stagione più che fortunata per lei, con l’album Bye bye che diventa il suo maggior successo commerciale insieme all’album di debutto Nali, contenente quattro pezzi come Direzione la vita, Bye bye, Un domani e la medaglia di bronzo di Sanremo Il mondo prima di te che possono già considerarsi dei cavalli di battaglia della cantautrice ligure. Nali si è imposta nella categoria su Calcutta, che nel corso dell’annata ha tenuto due trionfali concerti allo Stadio Francioni della sua Latina e all’Arena di Verona, Ghali, a fine anno in tour nei palazzetti dopo il grande successo del singolo Cara Italia, Shade, forte soprattutto sul web con il singolo Irraggiungibile in coppia con Federica Carta, e Liberato, che ha fatto parlare di sé per il suo live a sorpresa sul Lungomare di Napoli il 9 Maggio 2018 senza ancora svelare la sua identità. Nomination nazionali: per il Canada trionfa ancora Shawn Mendes e per la Norvegia ancora Alan Walker, mentre nella lunga lista troviamo tra gli altri anche Camila Cabello (miglior artista statunitense).


2019. Arriviamo ai giorni nostri. Il Best Italian Act compie vent’anni, e l’edizione del ventennale del premio se la aggiudica Mahmood, fresco di successo non solo italiano ma europeo. Un successo che vede tra i tanti riconoscimenti la vittoria a Sanremo con il brano Soldi e il successivo secondo posto all’Eurovision Song Contest. Non accadeva da otto anni che l’Italia si piazzasse così in alto all’ESC e non succedeva da sei anni che un vincitore di Sanremo si aggiudicasse nello stesso anno della vittoria il Best Italian Act. Mahmood si aggiudica il premio contro la concorrenza di un Salmo proiettato al suo primo concerto a San Siro previsto per l’estate 2020, di un Coez che continua a macinare successi nei palazzetti e certifica oro un album (E’ sempre bello) ricco di hits, di una Elodie regina dell’estate 2019 con ben tre pezzi (Pensare male insieme ai The Kolors, Margarita insieme a Marracash e Friday night di Burak Yeter a cui ha prestato la voce) e di una Elettra Lamborghini che, dopo l’esposizione mediatica arrivata dal ruolo di giudice a The Voice, sembra proiettata al Festival di Sanremo 2020. Degna di nota l’assegnazione postuma del premio Best Swedish Act ad Avicii come premio alla sua carriera musicale e al grande successo dell’album di inediti postumo Tim.